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Il turismo è finalmente riconosciuto come una priorità strategica della politica industriale del Paese | L’analisi di Massimo Caputi, presidente di Federturismo

“Il turismo è finalmente riconosciuto, dopo anni di marginalità, come una priorità strategica per la nazione e come una componente essenziale della sua politica industriale”.

Così il presidente di Federturismo Confindustria, Massimo Caputi, intervenendo all’assemblea in corso al Maxxi a Roma.

“In questo percorso, l’azione di Federturismo è stata determinante – prosegue Caputi – ha sostenuto con forza l’istituzione di un ministero del Turismo dotato di portafoglio e, per la prima volta, Confindustria ha affidato ad un vicepresidente la piena responsabilità del settore, Leopoldo Destro.

Oggi si apre una fase nuova. E questa volta non possiamo limitarci a registrarla: dobbiamo guidarla come abbiamo spinto questo cambiamento. Perché il turismo non chiede più attenzione. Chiede finalmente visione, decisione, responsabilità”.

“Da qui discendono due piani di lavoro – continua Caputi – il primo riguarda le priorità immediate. Il secondo guarda al futuro. Nel breve periodo, le priorità sono chiare. E non sono più rinviabili.

Primo: un Patto di fine Legislatura per il Turismo, da presentare ai ministri competenti, accompagnato da un decreto di semplificazione ispirato dei modelli europei più avanzati: costo zero per lo Stato, impatto altissimo per la competitività delle imprese.

Secondo: promuovere e monitorare l’attuazione dei contratti di filiera, perché sono uno strumento decisivo per orientare gli incentivi futuri, soprattutto dopo la chiusura dello sportello dei contratti di sviluppo.

Terzo: garantire l’attuazione piena e rapida delle misure già finanziate, evitando ulteriori definanziamenti e correggendo le criticità emerse in programmi come il Fritur. Perché le imprese non possono più aspettare. E perché chiedono una cosa semplice: strumenti certi, tempi certi, regole certe.

Quarto: sostenere con decisione la norma che favorisce i processi di aggregazione tra imprese”.

“C’è anche una responsabilità ancora più grande: costruire una visione di medio-lungo periodo” – rileva Caputi – “è il momento di avviare, insieme al governo e a tutti gli stakeholder della filiera, una strategia strutturale che riconosca definitivamente il turismo come grande industria nazionale, al pari degli altri settori strategici dell’economia italiana, introducendo anche strumenti finanziari innovativi come i Fondi Ipcei – sconosciuti al Turismo – e attivando la collaborazione industriale con soggetti come Cdp che oggi hanno una presenza molto, molto marginale nel Turismo.

Una strategia fondata su due direttrici fondamentali: lo sviluppo dei nuovi turismi e la destagionalizzazione dei flussi.

Oggi il 90% dei turisti si concentra su appena il 10% del territorio nazionale. Questo dato ci interroga. Ma soprattutto ci obbliga ad agire.

La sfida non è togliere valore alle nostre grandi destinazioni simbolo ed iconiche – Roma, Venezia, Firenze, Milano, Napoli – ma allargare le opportunità, perché l’intero Paese possa partecipare alla crescita del turismo e beneficiarne davvero, visto anche il trend mondiale di ricerca di ‘esperienze’.

Una riflessione particolare va poi dedicata al nostro capitale più prezioso: le persone. La carenza di personale qualificato è oggi una delle criticità più serie del settore. Servono più stabilità occupazionale, percorsi professionali attrattivi, formazione efficace e soluzioni concrete per vivere nelle destinazioni turistiche. Anche qui serve un cambio di passo”.

“Il turismo che immaginiamo nel 2030 è un turismo destagionalizzato, attivo 365 giorni l’anno, più competitivo, più digitale, più sostenibile – continua Caputi – un turismo che genera valore diffuso, crea occupazione qualificata, attrae investimenti, spinge l’innovazione.

Un turismo più forte, perché più moderno. Più moderno, perché più industriale. Il nostro obiettivo non è avere semplicemente più turisti. Il nostro obiettivo è generare più valore. Più valore per le imprese. Più valore per i territori. Più valore per il lavoro. Più valore per le comunità che accolgono. Perché è questo che distingue un Paese turistico da una grande industria turistica.

Per troppo tempo abbiamo identificato il turismo con i turisti. Noi dobbiamo affermare una visione diversa. Il turismo è imprese, professionalità, investimenti, filiere. È lavoro. È crescita. È innovazione. È una grande industria nazionale. Una filiera complessa e integrata che genera crescita, occupazione, innovazione e sviluppo.

Il salto culturale che dobbiamo compiere adesso è ‘non considerare più il turismo come un fenomeno da amministrare’ ma come un’industria da governare, rafforzare, sviluppare”.

“Se sapremo lavorare insieme – istituzioni, imprese, associazioni, lavoratori e territori – il prossimo decennio potrà essere ricordato come quello in cui il turismo italiano avrà finalmente conquistato il ruolo che gli spetta – dice Caputi – non un ruolo marginale. Non un ruolo accessorio. Ma quello di una delle grandi industrie strategiche della nazione. Questa è la sfida che abbiamo davanti. E questa è anche la nostra responsabilità”.

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