Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Il Paese del futuro nel tempo liberato. Dialogo con l’architetto Maurizio de Caro | Italiani del futuro di Benedetta Cosmi

Benedetta Cosmi conversa con l’architetto Maurizio de Caro sulle città e l’architettura
Gli italiani del futuro in che mondo architettonico li immagini?

Credo che gli scenari fantascientifici cui eravamo abituati, tra film, romanzi ed altro devono essere rivisti, bonificati rispetto ai temi distopici, non vivremo in una cittá come quella in cui opera Harrison Ford, non credo che la megalopoli, se cosí sará assomiglierá a quella di Blade Runner, con buona pace del grande Philip Dick.

Quell´anno, il 2000 immaginato, non si è verificato in nulla di quanto descritto nel romanzo dikiano, certo il clima, l´inquinamento ed  è l´unica terribile ereditá che ci verrá assegnata, probabilmente.

Se potessi trasferirvi un ´idea di futuro, diciamo una cittá dell´anno 2050, penserei piuttosto ad un complesso multimediale dove gli aspetti tecnologici si coniugheranno con una societá  ancorata agli aspetti umanistici prima che sociologici, che ritroveranno necessariamente una nuova loro dimensione produttiva.

Mi spiego meglio, l´esplosione incontrollata e incontrollabile delle tecnologie più avanzate, vedranno una diversa applicazione in funzione delle antiche manualitá, e del recupero del “tempo liberato”, bisogni e consumi, merci e “giocattoli per adulti e piccini”, avranno nuove metodologie di utilizzazione.

Immagino un mondo dove “umanesimo e alte tecnologie” apriranno un dialogo profondo senza rinunciare alle proprie peculiaritá, architettura ed urbanistica finalmente torneranno a porre al centro l´uomo, i suoi bisogni e i suoi desideri, dopo l´”era del superfluo” si tornerá all´”era delle necessitá fisiche e psichiche”, nutrimento per la mente e per l´anima.

Non sará facile ma sicuramente è l´unico percorso necessario per non comprimere la nostra identitá di uomini di ogni tipo di presente, e soprattutto del futuro.

La densità abitativa cosa determina e la densità intellettuale rende centro vs periferia?

La concentrazione innaturale, massiccia che crea le condizioni piú problematiche del vivere nei territori urbanizzati,quelle cittá sempre piú gigantesche, spesso nate in pochi anni e senza una corretta pianificazione territoriale.

Soprattutto nei paesi del golfo e in quelli dell´estremo oriente, subiscono la moltiplicazione dei fenomeni piú deleteri dell´abitare contemporaneo.

È difficile parlare di centro e periferia all´interno di realtá urbane indifferenziate, senza apparenti riferimenti storici e temporali.

La percentuale degli abitanti nelle megalopoli è prossimo al 50/60% dell´intera popolazione, dunque il concetto tipicamente europeo di “centro e periferia” ha un senso solo in quelle realtá urbane consolidate nell´Era Moderna.

Poi risulta evidente che si puó vivere nel malessere in qualunque punto di qualsiasi cittá del mondo, ma in quel caso i problemi sono altri e non fanno riferimento all´architettura e all´urbanistica, si pensi ai piccoli borghi presenti in qualunque nazione del nostro continente.

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