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Il governatore di Bankitalia Fabio Panetta mette in guardia la Bce sui tassi | Lo scenario

La Bce torna a dividersi. Da una parte i falchi, pronti a impugnare ancora una volta la clava dei tassi d’interesse; dall’altra le colombe, che invitano alla prudenza e ricordano che l’economia non è un vecchio orologio svizzero da regolare sempre con la stessa chiave.

A Palazzo Koch il governatore Fabio Panetta indossa ufficialmente le ali della colomba e manda un messaggio a Francoforte: attenzione a non ripetere gli errori del passato. Mette in guardia la Bce dalla tentazione di reagire alla nuova fiammata energetica con gli stessi riflessi automatici utilizzati nel 2022, quando l’invasione russa dell’Ucraina fece esplodere i prezzi del gas e costrinse l’Eurotower a una lunga maratona di rialzi dei tassi.

Il 2026, spiega Panetta, non è il 2022. E la politica monetaria non può vivere di ricordi.

Il messaggio arriva in un momento delicato per la Bce, dove il dibattito interno è tutt’altro che pacificato. Sul fronte opposto rispetto alla linea prudente di Panetta si colloca Isabel Schnabel, diventata negli ultimi anni la voce più autorevole dell’ala dei falchi.

Schnabel, componente del direttivo della Bce e indicata tra i possibili candidati alla successione di Christine Lagarde, continua a sostenere una linea più rigorosa e non esclude la necessità di un nuovo aumento dei tassi dopo il rialzo dello 0,25% deciso a giugno. Una partita a scacchi, dunque, tra chi teme che l’inflazione possa rialzare la testa e chi invece considera più pericoloso soffocare una crescita già fragile.

Panetta sceglie la seconda strada e invita i colleghi europei a non premere troppo sul freno. La Bce, secondo Panetta, deve evitare di “impegnarsi in un percorso predeterminato” e deve muoversi con equilibrio tra due errori opposti: sottovalutare gli effetti della crisi energetica oppure reagire con una sequenza di rialzi dei tassi come avvenne dopo lo stop alle forniture russe.

“Bisogna muoversi tra due estremi”, osserva Panetta: da una parte considerare gli effetti della crisi mediorientale sui prezzi come semplicemente “temporanei”; dall’altra comportarsi come se l’economia europea fosse ancora nella stessa situazione di quattro anni fa. La differenza, secondo il governatore, è sostanziale.

Lo shock energetico attuale non è una copia del precedente. “La domanda è più debole” e “i tassi di interesse reali sono più alti”. Inoltre, sottolinea Panetta, questa volta il colpo ha riguardato soprattutto il petrolio e non il gas.

Una distinzione tutt’altro che marginale: “i prezzi del petrolio tendono a generare effetti inflazionistici più deboli e meno persistenti rispetto ai prezzi del gas”. Insomma, non tutti gli incendi hanno bisogno degli stessi pompieri. E non tutte le fiammate dei prezzi richiedono la stessa dose di medicina monetaria.

Il governatore di Bankitalia, intervenendo alla conferenza conclusiva del Network ChaMP (Challenges for Monetary Policy Transmission in a Changing World), organizzata dalla Banca d’Italia a Roma presso il Centro Convegni Carlo Azeglio Ciampi, ricorda anche che nel frattempo l’Europa è cambiata.

“Anche l’economia dell’area euro è cambiata: la sua capacità di importare gas naturale liquefatto è aumentata, consentendo una maggiore diversificazione dei fornitori; la quota di energie rinnovabili nella produzione di elettricità è cresciuta”. Tutti elementi che “hanno ridotto – pur non eliminando – la vulnerabilità dell’area euro agli shock energetici”.

Da qui la conclusione: “La Bce deve muoversi tra questi due estremi. Non deve né liquidare lo shock come temporaneo, né reagire come se l’economia si trovasse nella stessa situazione di quattro anni fa”. Panetta guarda anche agli scenari futuri e individua qualche possibile spiraglio.

“I negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran potrebbero portare a prezzi dell’energia inferiori rispetto a quanto previsto nelle proiezioni di base di giugno” della Banca centrale europea. Ma il quadro resta fragile: “I rischi al rialzo per l’inflazione continuano a coesistere con i rischi al ribasso per la crescita”.

La ricetta, secondo il governatore italiano, è una sola: osservare prima di agire. “Serve un monitoraggio costante degli sviluppi geopolitici, dei mercati energetici, delle catene di approvvigionamento, dei salari e delle aspettative di inflazione”. Gli shock dell’offerta, avverte Panetta, sono diventati una presenza sempre più ingombrante sulla scena economica mondiale. “Rappresentano una sfida da lungo tempo per la politica monetaria. Oggi, tuttavia, stanno diventando più frequenti, più persistenti e più strettamente intrecciati con le trasformazioni strutturali dell’economia globale”.

In un mondo dove le certezze sembrano avere vita breve, il governatore chiede quindi una Bce meno automatica e più flessibile. “In un contesto fluido”, spiega, le banche centrali “devono continuare a migliorare il modo in cui interpretano gli shock, valutano la loro trasmissione e prendono decisioni in condizioni di incertezza.

La politica monetaria, conclude Panetta, “deve adattarsi a un’economia in continua evoluzione”. Una frase che a Francoforte suona come un invito alla prudenza. E forse anche come un messaggio politico: prima di alzare ancora i tassi, guardate bene il calendario. Perché il 2026 non è il 2002.

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