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[Il commento] Chi vuole davvero la pace? L’Europa è la seconda vittima della guerra

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Chi vuole davvero la pace? È questa forse la domanda giusta da porsi a distanza di più di un mese dall’inizio di una guerra che ha avuto l’effetto di un terremoto geopolitico. E come il sisma, che cova nelle viscere della terra per tanto tempo prima di materializzarsi e rendere traumatico lo strappo, così la crisi tra la Russia e la NATO sul ruolo dell’Ucraina ha percorso per quasi due decenni i tavoli della diplomazia globale senza mai trovare una soluzione. Per poi sconquassare tutto, globalizzazione compresa.

Invasione e resistenza 

Delle cause che hanno portato all’invasione da parte della Russia sappiamo tutto o quasi. Sappiamo del revanscismo del vecchio leader Vladimir Putin, che desidera riscrivere la storia e riprendersi ciò che proprio la storia gli ha tolto. Sappiamo della Nato troppo interessata ad allargarsi ad Est annettendo negli ultimi 30 anni dopo la fine dell’Unione Sovietica la gran parte dei territori che ne facevano parte.

Sappiamo del legittimo desiderio del popolo ucraino di essere libero, di vivere all’occidentale e di non voler finire sotto il giogo russo, che già tristemente conosce. Nessuno però poteva immaginare che questo desiderio di indipendenza si sarebbe trasformato in una forza tale da fermare l’avanzata di una super potenza nucleare. Ed è indubbio che il popolo ucraino con il suo sacrifico ha scritto pagine di storia e mostrato il grande valore di un popolo. 

Dopo tutto il sangue e il dolore riversato sulle città ucraine rase al suolo e trasformate in un campo di battaglia resta da chiedersi, cosa accadrà adesso? L’Ucraina e il suo leader davvero pensano di poter vincere contro l’armata russa, seppure si sia dimostrata in disarmo? 

E si torna alla domanda iniziale, chi vuole davvero la pace?

Il genocidio per vincere la guerra 

Non sembra certo volere la pace Vladimir Putin che rispedisce al mittente tutte le faticose costruzioni di trattativa del tavolo negoziale che dalla Bielorussia si è trasferito ad Istanbul. E mentre tratta continua ad uccidere. 

La svolta sanguinaria del leader russo si è materializzata davanti all’evidente difficoltà di avanzare sul campo di battaglia. È a quel punto che ha ordinato di fatto un genocidio. Con popolazioni bombardate (scuole ospedali case), violenze, stupri, orrori di ogni genere. Intere città (pensiamo a Mariupol) sono scomparse dalla cartina geografica, incenerite dalle bombe. Quasi quattro milioni di persone hanno già lasciato il Paese e altri sei milioni potrebbero farlo a breve, scatenando una crisi umanitaria mai vista prima. Un dramma e un esodo biblico che sta commuovendo il mondo e che ha trasformato il leader che donava fiori ad Angela Merkel e girava in barca con i grandi capitani d’industria italiani in uno dei peggiori autocrati della storia.

Gli analisti internazionali più preoccupati prefigurano anche il rischio che Putin pur di rovesciare l’esito del risultato sul campo di battaglia possa utilizzare le bombe nucleari tattiche. Con lo scopo di ottenere una escalation per poi trattare da una posizione di forza la de-escalation.

Biden punta a far cadere Putin

Non sembra volere la pace il presidente americano Joe Biden. Ne è convinto Niall Ferguson, storico dell’Università di Harvard. “L’amministrazione Biden si è imbarcata in una strategia che punta a prolungare la guerra, nella convinzione che questo porterà a un cambio di regime in Russia”.  “La cosiddetta gaffe di Biden non era affatto una gaffe: membri dell’Amministrazione hanno più volte indicato quella che chiamo la strategia cinica ma ottimista di prolungare la guerra e aspettare che le sanzioni facciano cadere Putin. Trovo però questa strategia straordinariamente rischiosa e pensata male”. 

Secondo lo storico se gli Usa adoperassero la loro influenza sia su Ucraina che Russia per spingere a un cessate il fuoco, allora accadrebbe: e tuttavia l’amministrazione Biden non sembra coinvolta nella diplomazia. “E’ un grave errore: e i rischi di prolungare la guerra sono molto maggiori di quanto Biden non sembri comprendere”. I rischi più gravi secondo Ferguson sono due . Il primo ”che l’Ucraina venga distrutta al punto da non essere più una nazione sostenibile, magari con dieci milioni di profughi”. il secondo: ”se minacci Putin con un cambio di regime, le probabilità che ricorra a misure disperate per evitare la sconfitta crescono: e quelle misure disperate includono l’uso di armi nucleari. Putin deve essere portato al tavolo dei negoziati: dobbiamo sfruttare il fatto che è in difficoltà, non incoraggiarlo a prendere misure disperate” conclude. 

La Cina non vuole che la Russia perda

E la Cina vuole la pace? Formalmente sì ma sostanzialmente appoggia la Russia. Basta leggere i giornali della propaganda del governo per comprenderlo fino in fondo. Emerge con chiarezza che Pechino giustifica l’invasione come atto di risposta al tentativo egemonico degli Stati Uniti e della NATO.

Anzi, la Cina ritiene – scrive ripetutamente la stampa cinese – di essere il vero obiettivo degli Stati Uniti in questa crisi. Perché è evidente che una sconfitta della Russia o addirittura un cambio di regime toglierebbe alla Cina un alleato preziosissimo che fino ad oggi ha aiutato a contenere gli interessi americani sul globo. 

Il popolo trasformato in esercito

E Volodymyr Zelensky? Utilizza più spesso la parola vittoria o “vinceremo” della parola pace. Sicuramente però è la parte che sui tavoli negoziali ha maggiormente avanzato concessioni in termini concreti per costruire almeno una tregua.

Resterà agli storici giudicare la sua strategia della guerra, che ha di fatto trasformato un popolo in un esercito e le città in campi di battaglia.

L’Europa seconda vittima

E l’Europa? L’Europa è la seconda vittima di questa guerra. Il conflitto è scoppiato nella sua pancia, senza che i leader dei principali paesi avessero compreso i reali pericoli in corso. Putin per l’Europa è stato per 20 anni un partner, un quasi alleato, un fornitore di materie prime. Il contrario di un nemico. E questi 30 giorni di orrore fuori la porta di casa ha sconvolto non poco la classe dirigente europea. Quindi, è evidente che l’Europa vorrebbe la pace. Ma facendo parte della Nato segue comunque la linea americana. E aspetta e segue la richiesta Nato di inasprire le sanzioni.

La domanda di fondo è che conseguenze ci saranno per l’Europa in caso di una nuova guerra fredda? Quali danni economici e sociali? Temo che lo scopriremo.

In conclusione, si può affermare che la pace non c’è perché sono troppo pochi a volerla fino in fondo. A parte Papa Francesco. 

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