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[Il caso] Mobilità sostenibile, i fondi del Pnrr non bastano. Lo dice l’Ad di Porsche Italia

Oltre 9mila visitatori e mille Porsche in parata sul circuito del Porsche Experience Center di Franciacorta. La settima edizione del Porsche Festival chiude con numeri record. L’Ad di Porsche Italia, Pietro Innocenti, fa il punto sulle prospettive di vendita per l’anno in corso e chiede più risorse per lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica per dare slancio alla mobilità elettrica: i fondi stanziati dal Pnrr infatti non sono sufficienti e i privati da soli non possono far fronte agli investimenti necessari.

Guardando al mercato, nonostante le difficoltà, Porsche Italia registra una crescita delle vendite con prospettive di chiudere un anno record, superando le 6.274 auto vendute nel 2021. «Sappiamo che il mercato sta vivendo dei momenti di difficoltà. Nei primi otto mesi c’è stato un calo del 18% rispetto all’anno precedente. Fortunatamente noi stiamo andando molto bene, soprattutto come raccolta ordini che ci fa ben sperare anche per gli anni a venire. Un po’ meno per quanto riguarda le consegne, soprattutto in questi primi mesi, perché abbiamo subito anche noi dei rallentamenti dovuti principalmente alla crisi dei semiconduttori. Però abbiamo registrato un +7% nei primi otto mesi rispetto all’anno precedente e questo ci fa ben sperare: dovremmo chiudere con un altro anno record», afferma Innocenti.

Anche le vendite dell’elettrica Taycan sono incoraggianti. «Ci sono dei segnali molto positivi: nei primi otto mesi dell’anno abbiamo registrato un +30% nelle consegne di Taycan (nel 2021 ha rappresentato il 10% delle vendite ndr), grazie anche al fatto che la gamma è ora completa con le tre versioni berlina, Cross Turismo e Sport Turismo. È un percorso solo agli inizi, ma l’elettrificazione crescerà. All’inizio del 2024 arriverà la Macan elettrica che rappresenta oggi il 50% delle nostre vendite: sarà una sfida particolarmente importante per noi».

Per far decollare l’elettrico però bisogna investire nelle infrastrutture della ricarica. «Noi abbiamo diversi cantieri di lavoro per quanto riguarda l’infrastruttura di ricarica. Abbiamo innanzitutto dotato tutte le nostre concessionarie di HPC, quindi di colonnine di ricarica ad alte prestazioni. Ce ne sono 30 in tutto il territorio. Abbiamo poi stretto una partnership con Q8 per l’ulteriore diffusione su tutto il territorio di altre 20 stazioni di ricarica con Supercharger, con alcuni stalli a disposizione solo dei nostri clienti».

«E poi siamo attivi con il progetto Destination Charging, quindi forniamo l’hardware di ricarica a destinazioni come alberghi, resort e ristoranti: ne abbiamo oltre 600 su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo continuare a spingere su questo fronte con tutti i mezzi possibili, perché è la principale resistenza oggi all’acquisto di una vettura elettrica. I clienti sono entusiasti delle performance delle nostre vetture. Ma ovviamente sono un po’ preoccupati per quanto riguarda la presenza di punti di ricarica e quindi questo è l’imperativo numero uno».

Le risorse stanziate dal Pnrr però, secondo Innocenti, non sono al momento sufficienti. «Quello che prevede il Pnrr per la mobilità sostenibile relativa alle auto non è particolarmente incoraggiante. Si è stanziato troppo poco in termini di risorse. Per l’infrastruttura di ricarica sono previsti circa 750 milioni. Mentre Paesi, come per esempio la Germania, hanno già deciso di stanziare oltre 5 miliardi nell’arco di tempo del Pnrr. Questo ci dà un po’ la diversa priorità che viene data a questo argomento con cui bisogna fare i conti se si vuole effettivamente contribuire a una mobilità sostenibile nel nostro Paese». Altro tema è quello del posizionamento delle colonnine che sono più numerose al Nord con il rischio di creare un “recharge divide” nel paese. «Oggi la situazione è un po’ a macchia di leopardo. Nel Nord devo dire che si sono fatti dei progressi negli ultimi mesi. Io guido quotidianamente una Taycan e mi rendo conto che la densità delle stazioni di ricarica sta crescendo in maniera interessante. La diffusione risulta ancora molto scarsa al Centro e al Sud e quindi è lì soprattutto che bisogna andare ad incidere, anche per colmare il gap con altri paesi dell’Europa. Ma è un problema che va affrontato a livello di sistema, noi da soli non possiamo risolverlo: abbiamo bisogno di risorse pubbliche e private di altri operatori. E speriamo che su questo fronte ci sia un’accelerazione che ancora si stenta a vedere».

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