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[Lo scenario] Il Bond di guerra: così l’Europa vuole finanziare la sfida a Putin

E’ bastata solo l’idea di un nuovo eurobond per infiammare i mercati. A lanciare l’indiscrezione era stata l’agenzia Bloomberg, secondo cui i tecnici di Bruxelles sono al lavoro per preparare un bond di guerra. 

Il progetto dell’Eurobond

Il progetto dovrebbe essere presentato dopo il prossimo summit dei capi di Stato in programma a Versailles per il 10-11 marzo. L’obiettivo sarebbe quello di raccogliere nuovi fondi per fronteggiare gli effetti dell’invasione dell’Ucraina da parte delle truppe russe: si tratta, infatti, di raccogliere liquidità per finanziare i programmi della difesa e dell’energia.

È bastata l’indiscrezione per far girare decisamente al rialzo soprattutto i listini. A cominciare da quelli dell’Europa meridionale, Madrid e Milano e far scendere all’1,5% i rendimenti dei titoli di Stato italiani, con relativo calo del differenziale Btp-Bund a 146 punti. Una conferma che ai mercati piace qualunque iniziativa che marci in direzione di una maggiore coesione della Ue.

Le due precedenti emissioni

Si tratterebbe della terza emissione di eurobond. Anche in questo caso per fronteggiare l’emergenza. 

La prima da 100 miliardi, nell’ambito del programma Sure è servita all’Italia per sostenere i pagamenti della cassa integrazione in tempi di pandemia. La seconda da 750 miliardi rappresenta la dotazione del Pnrr. Ora la terza tappa che significherebbe il consolidamento dell’Unione europea non solo come blocco economico ma anche politico. Il progetto deve aver fatto passi avanti importati.

La posizione della Commissione europea

La Commissione europea ieri non ha confermato ma nemmeno smentito.

Anzi è sembrata tenere aperto uno spiraglio: “La Commissione continua a monitorare da vicino la situazione per far fronte alle conseguenze economiche dell’attacco militare russo contro l’Ucraina ed è pronta a reagire alle circostanze in rapido cambiamento”, ha affermato un funzionario Ue.

E’ stato il vice presidente della Commissione, Frans Timmermans, qualche ora dopo, in conferenza stampa, a gettare acqua ghiacciata sul fuoco: “La Commissione europea non ha un piano per l’emissione di bond comuni per energia e difesa. Forse a livello di qualche Stato, ma non la Commissione”. Per i mercati è stata una dichiarazione quasi scontata che ha attenuato ma non spento il rialzo.

I dossier sul tavolo a Versailles

Sarà una corsa contro il tempo ma, probabilmente anche la prova più dura per la compattezza europea nella crisi ucraina. A dominare il vertice dei leader Ue di Versailles ci saranno innanzitutto il dossier energia e la strada per rompere la dipendenza dalla Russia. Una strada in salita, per la quale Commissione Ue ha varato il pacchetto ‘RepowerEu’. L’obiettivo dichiarato è ridurre dei 2/3 la dipendenza dall’energia russa entro l’anno, e gli strumenti indicati sono diversi. 

Il ‘toolbox’ – la cassetta degli attrezzi – varato da Bruxelles arriva nel giorno in cui Usa e Gran Bretagna fanno un passo avanti decisivo nelle sanzioni contro Mosca decretando l’embargo per petrolio e gas russi. Da giorni la misura fa da convitato di pietra alle riunioni brussellesi ma continua a non decollare. La riunione degli ambasciatori Ue convocata in mattinata ha parlato di nuove sanzioni ma non sull’energia. Dopo la Germania anche l’Olanda si è detta scettica.

La necessità di un’autonomia energetica europea

Su un punto, però, c’è accordo pressoché unanime: l’autonomia energetica europea non è un opzione ma una necessità. Non a caso, nella bozza della Dichiarazione di Versailles, i leader Ue concordano “nell’obiettivo dell’eliminazione della dipendenza da petrolio, gas e carbone russi. Tagliare i 2/3 dell’importazioni da Mosca “è difficile ma è possibile”, è stata la promessa di Timmermans. ‘RepowerEu’ prevede la diversificazione delle forniture, con maggiori importazioni di Gnl e gasdotti da fonti non russe, l’aumento dei volumi di produzione e di import di biometano e idrogeno rinnovabile, misure per l’interconnessione superando le strozzature nelle reti europee.

Le aperture sugli aiuti di stato

L’Ue apre anche a un nuovo quadro temporaneo sugli aiuti di Stato per aiutare imprese colpite dalla crisi energetica e dà luce verde ai governi che vorranno tassare gli aiuti straordinari che i produttori di energia elettrica hanno realizzato nella crisi. L’obiettivo, ha spiegato la commissaria Kadri Simson, è che gli Stati Ue riempiano gli stoccaggi di gas “almeno al 90%” entro il 1° ottobre di ogni anno. Incluso il corrente corrente. Ed è la Commissione a proporsi come coordinatrice, anche attraverso acquisti comuni. Basterà? Le cancellerie europee ci scommettono ma non troppo. Parallelamente si muovono, come l’Italia, con accordi bilaterali per sopperire alla mancanza di gas russo. E aumentano il proprio pressing su una riforma del mercato elettrico che preveda un price cup (un tetto temporaneo) al prezzo in tempi di crisi. Su questo punto l’esecutivo europeo ha aperto. Ma è sull’eurobond che, finora, la Commissione tiene il punto.

Il funzionamento del bond

L’idea di una sorta di fondo Sure da utilizzare non contro la disoccupazione ma per la crisi energetica si è fatta largo all’Eliseo e non dispiacerebbe all’Italia. Si tratterebbe di bond comuni emessi da Bruxelles per sostenere le spese non solo energetiche ma anche nella difesa degli Stati Ue. Del resto, energia e difesa – assieme a fondamenta economiche adeguate – sono i tre pilastri su cui si reggerà la Dichiarazione di Versailles. La Commissione, per ora, tiene il punto. A Versailles i leader Ue proveranno ancora una volta la strada del compromesso. Cercando, tra l’altro, di tutelare la transizione ecologica.

Sulla proroga dell’uso del nucleare, non a caso, Timmermans ha spiegato che “gli Stati sono liberi di scegliere” a patto che rispettino le regole di riduzioni delle emissioni. Il Green Deal, per il vice presidente della Commissione, resta non emendabile. Tanto che, per ridurre la dipendenza da Mosca, Timmermans si è spinto a dare un suggerimento: ridurre di un grado la temperature dei termostati delle case europee.

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