Da quanto emerge dall’ultimo rapporto del Censis la società risulta «impaurita». Lo riporta Francesco Grillo, che ne commenta gli aspetti più inquietanti, come il fatto che il «19,9% degli italiani continua a ritenere che le reti 5G servono a controllarci. Sono meno del 6%, quelli che sono convinti che il COVID non sia mai esistito e, tuttavia, per il 31,4% degli italiani, il vaccino è “un farmaco sperimentale per il quale stiamo facendo da cavia”, percentuale questa che – per i laureati – si abbassa solo al 24,4%».
«Sono numeri probabilmente esagerati e, tuttavia, uno dei paradossi che definiscono il nostro tempo è che lo scetticismo nei confronti della scienza cresce nel tempo con il livello di complessità di società sempre più sofisticate; ed è, persino, superiore in Paesi che spendono di più in ricerca e che sono tecnologicamente più avanzati. Fortunatamente la società italiana – registra il Censis – sta pure scoprendo sempre di più l’utilità e il piacere di auto organizzare reti di solidarietà che, in emergenza, possono sostituire anche lo Stato», scrive su il Messaggero.
«È una grande energia che strutturata bene diventa quella che il sociologo inglese visionario Michael Taylor cominciò a chiamare “innovazione sociale” e che però l’Italia aveva già sperimentato con le cooperative nate dopo la Seconda guerra mondiale: una società post pandemica ne avrà bisogno come l’aria per potersi rinnovare. È fondamentale per la stessa riuscita del Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza trovare il modo per farvi partecipare – non solo come beneficiari finali – il maggior numero possibile di cittadini. Va bene infatti disegnare politiche sulla base di un modello economico razionale. Ma la crescita non ci sarà se non sarà anche culturale, di coesione, di fiducia».
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