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Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo: “La vera sfida dell’UE è indirizzare il capitale verso gli investimenti”

L’Europa si trova ad affrontare uno scenario mondiale più instabile, competitivo e frammentato con alcune debolezze che ne minano l’autonomia e la capacità di reazione”.

Lo ha dichiarato oggi Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo, al Festival Treviso Città Impresa.

Sul fronte dell’energia – ha puntualizzato De Felicel’Europa paga più di tutte le altre grandi potenze globali gli effetti del conflitto in Iran. Sul digitale, sconta ritardi nella capacità tecnologica e nell’intelligenza artificiale. Sugli investimenti produttivi interni, fatica a trattenere e trasformare l’enorme stock di risparmio privato, che rimane inattivo o viene investito in buona parte negli USA, finanziando crescita e innovazione fuori dall’UE.

Se su energia e digitale è difficile intervenire sul breve periodo, l’UE ha invece saputo reagire abbastanza velocemente sugli investimenti. Un anno fa ha avviato il progetto di una Saving and Investment Union, che mira a creare un circuito efficiente per collegare il risparmio europeo alle necessità di investimento dell’Unione, superando barriere nazionali e armonizzando regole. Si tratta di una trasformazione radicale, che implica maggiore condivisione del rischio, rafforzamento dei mercati dei capitali e un ruolo attivo degli investitori istituzionali”.

Per un’efficace trasformazione che renda l’Europa più autonoma e dotata di una maggiore capacità di reazione agli shock economici globali, il percorso è ancora lungo, ma potrebbe partire da 3 interventi essenziali.

Il primo riguarda gli investimenti pubblici strutturali per transizione verde, digitalizzazione e difesa, che richiedono strumenti comuni e capacità fiscale condivisa.

Il secondo intervento dovrebbe favorire le azioni per il miglioramento della produttività, con attenzione a ecosistemi di innovazione e ricerca per colmare il divario tecnologico con altri Paesi.

Il terzo intervento dovrebbe supportare politiche demografiche e sociali, come il sostegno al welfare, l’attrazione di talenti e l’aumento della partecipazione al lavoro, fondamentali per la sostenibilità economica.

La governance europea, pur sofisticata, spesso si traduce in lentezza e incertezza, limitando la tempestività e la prevedibilità delle politiche economiche”, ha affermato De Felice.

Occorre passare da un’Europa reattiva a una proattiva, da un’integrazione guidata dalle crisi a una strategia di lungo termine. Questo richiede una narrativa politica ed economica chiara, che definisca il ruolo e l’identità dell’Europa nel mondo. L’UE sconta una significativa frammentazione dei regimi giuridici, fiscali e regolatori che limita la scalabilità e la competitività globale delle proprie imprese.

Per superare questo ostacolo, da alcuni Paesi è stata proposta la soluzione del ‘28° Stato‘ europeo, che prevederebbe la creazione di un ambiente opzionale sovranazionale con un set unico di regole per facilitare la crescita e l’attrazione di capitali, riducendo i costi di frammentazione.

Il successo del progetto europeo dipende dalla coerenza tra obiettivi e strumenti e dalla velocità di attuazione. La sfida principale è mobilitare e indirizzare il capitale europeo verso investimenti interni, evitando che risorse significative finanzino lo sviluppo altrui. Il cambio di passo è quindi una questione politica oltre che tecnica, che implica maggiore integrazione finanziaria e armonizzazione normativa per trasformare l’Europa in un attore rilevante e competitivo a livello globale”.

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