L’in-house non deve inquinare il mercato.
È il richiamo del presidente dell’Anac, Giuseppe Busia, nel corso dell’audizione in Commissione Ambiente della Camera sugli appalti pubblici.
Busia ha evidenziato i rischi derivanti dall’eliminazione del controllo preventivo sugli affidamenti: “Viene meno uno strumento essenziale di verifica” e il rischio, ha spiegato, “è che le criticità emergano soltanto in sede contenziosa, anche davanti agli organi dell’Unione europea.”
E quindi, se anche l’affidamento in house è “certamente consentito dall’ordinamento”, deve “rispettare rigorosamente i requisiti individuati dalla Corte di giustizia, a partire dall’effettivo controllo analogo e dal fatto che almeno l’80% dell’attività del soggetto affidatario sia svolta in favore dell’amministrazione controllante.”
Anche perché “in assenza di verifiche preventive, aumenta il rischio di contenzioso e di distorsioni della concorrenza.
L’in-house non è vietato, è possibile ma non deve inquinare il mercato.”
Per quanto riguarda la riforma del partenariato pubblico-privato, gli elementi essenziali, secondo il presidente, sono due.
Il primo è “il reale trasferimento del rischio operativo al soggetto privato.
Nella pratica, soprattutto nei comuni di minori dimensioni, le amministrazioni non dispongono delle competenze necessarie per valutare correttamente l’effettiva allocazione del rischio e finiscono spesso per mantenerne una parte significativa a proprio carico, sia nella fase di gara sia durante l’esecuzione del contratto.
Nel tempo, attraverso modifiche contrattuali, proroghe o revisioni dei piani economico-finanziari, l’equilibrio originario del partenariato viene frequentemente alterato.”
Il secondo, è “la creazione di una struttura tecnica di supporto alle amministrazioni, nazionale o regionale, capace di assistere le stazioni appaltanti nella negoziazione dei contratti e nella valutazione dei piani economico-finanziari.
Solo attraverso un adeguato supporto specialistico è possibile garantire partenariati realmente equilibrati e conformi alla normativa europea.”
In questo quadro, il legislatore “può svolgere un ruolo decisivo nel gestire gli effetti della giurisprudenza: attraverso una disciplina transitoria, definita nei limiti consentiti dal diritto europeo e previo confronto con la Commissione europea, è possibile tutelare le procedure già concluse o in fase avanzata, riducendo in modo significativo il contenzioso interno e garantendo maggiore certezza agli operatori.”
Per Busia una disposizione legislativa che faccia salve, nei limiti consentiti dall’ordinamento europeo, le procedure già definite costituirebbe “uno strumento efficace per limitare gli effetti più gravosi della sentenza, salvo eventuali contestazioni da parte delle istituzioni europee.”
Parallelamente, “il legislatore è chiamato a costruire un quadro normativo più solido per gli affidamenti in house e per il partenariato pubblico-privato, rafforzando gli strumenti di controllo e di supporto alle amministrazioni.
Per queste ragioni, un intervento normativo tempestivo appare essenziale, sia per ridurre il contenzioso sia per garantire certezza del diritto e continuità dell’azione amministrativa”, conclude il presidente Anac.








