Napoli, energia e competitività al centro del confronto sul futuro del Paese
Lo scenario energetico internazionale, la sicurezza nazionale, la competitività delle imprese e il ruolo dell’Europa in una fase di crescente instabilità globale. Sono questi i temi affrontati da Giuseppe Argirò, vicepresidente di Elettricità Futura, a margine dell’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”, promosso dall’Osservatorio Economico e Sociale Riparte l’Italia con il patrocinio del Comune di Napoli.
Argirò ha partecipato al panel “La tempesta globale e lo shock energetico”, dedicato agli effetti delle tensioni geopolitiche sui mercati energetici e sulle prospettive di sviluppo del sistema produttivo italiano.
Oggi siamo con l’Osservatorio Riparte l’Italia a Napoli per l’evento “Far crescere il Sud nella tempesta globale”. In particolare il vostro panel è stato molto interessante perché ha messo insieme sia un’analisi strategica internazionale sia il tema dello shock energetico. Noi abbiamo presentato il libro sullo shock energetico qualche mese fa, però il tema è sempre attuale.
«Di assoluta attualità. La crisi di Hormuz, che non possiamo ancora definire uno shock energetico a tutti gli effetti, si somma a quelli che erano ancora gli effetti derivanti dallo shock energetico del gas russo.
Questa situazione sta creando sul piano globale, ma in particolare per il nostro Paese, una situazione di grande complessità e di grande tensione prospettica. Purtroppo l’energia, a differenza di qualche anno fa, quando era un servizio di tipo industriale a favore delle famiglie e delle imprese, è diventata ormai una dimensione sempre più di sicurezza nazionale, perché l’energia serve ad alimentare i sistemi militari, l’economia e tutto ciò che oggi serve alle società moderne per vivere.
Il nostro Paese ha una caratteristica straordinaria, che è quella di essere la seconda manifattura d’Europa e il quarto Paese esportatore a livello mondiale. Tuttavia è un Paese che ha una totale assenza di materia prima energetica. Questo dimostra la straordinarietà del nostro sistema produttivo perché, pur in assenza di materia prima energetica, rappresentiamo una realtà industriale importantissima.
Tuttavia abbiamo accumulato negli anni una dipendenza che, più di tutti gli altri Paesi del G20, è fortemente condizionata dal fossile nel nostro mix energetico.
Siamo il Paese evidentemente più esposto e questi shock determinano poi degli shock macroeconomici che incidono in maniera molto rilevante sull’economia del Paese, sulla tenuta prospettica e sulla propria sicurezza.
E allora dobbiamo lavorare per riequilibrare questo mix energetico, basandoci su quelle che sono le tecnologie oggi disponibili, innanzitutto quelle rinnovabili, ma senza escluderne nessuna prospetticamente nel lungo periodo. Anche il nucleare, quando verrà, potrà dare un contributo. Ma oggi noi abbiamo un’esigenza di intervento immediato e ci vuole una presa di coscienza estremamente forte.
I problemi della sicurezza nazionale sono sempre più evidenti in un mondo disordinato che si va fratturando e in cui quello che conta sono i rapporti di forza.
Allora dobbiamo, da un lato per le nostre famiglie, per la competitività del sistema delle imprese e dall’altro per la sicurezza del Paese, trovare un percorso che prenda coscienza e acceleri questo processo di riequilibrio del mix energetico, in modo da migliorare la nostra situazione di indipendenza strategica, di autonomia strategica, di sicurezza nazionale e di competitività per il sistema Paese».
E quello che abbiamo raccolto oggi è stato anche un campanello d’allarme da parte delle imprese, perché dicono che lo scenario internazionale è imprevedibile ormai. Non si riesce a capire cosa succederà, quando finirà una guerra o quando inizierà un’altra e quindi è difficile pianificare, è difficile fare impresa in questa dimensione.
«Certamente. I mercati e il quadro complessivo sul piano internazionale sono sempre più caotici e quindi il sistema delle imprese fa fatica, in un contesto di caos, a programmare le proprie attività industriali, gli investimenti e la prospettiva di posizionamento strategico sui mercati.
Questo evidenzia però una debolezza che, a mio avviso, riguarda anche l’Europa. Ormai la competizione non si gioca più tra nazioni, ma tra aree continentali. Ci sono aree come gli Stati Uniti o la Cina che hanno una sfera di influenza straordinariamente rilevante e l’Europa, per la sua frammentazione, rischia in questo contesto di perdere pesantemente competitività.
Dobbiamo quindi avere da un lato la capacità di ritrovare una forte unità per creare una dimensione critica sufficiente per la competizione globale e dall’altro creare una condizione per cui l’Europa possa alleggerirsi, per non diventare una struttura burocratica che, anziché creare efficienza sul piano continentale del proprio apparato produttivo, diventi una sovrastruttura che appesantisca dal punto di vista normativo e regolamentare quelle che invece sono le forze che il mercato può mettere in campo.
Tra queste naturalmente quella energetica. L’integrazione dei mercati energetici, delle reti e una strategia comune rappresentano un elemento fondamentale di questa prospettiva.
Se questo non accadrà, noi rischiamo davvero, come continente e quindi anche come Paese, un processo di desertificazione che non possiamo permetterci.
Quindi occorre reagire in tempi relativamente brevi».
Lo shock energetico tra sicurezza e sviluppo
Nel corso dell’intervista, Giuseppe Argirò ha sottolineato come l’energia non possa più essere considerata esclusivamente un fattore economico, ma rappresenti ormai una componente essenziale della sicurezza nazionale. In questo contesto, la diversificazione delle fonti, il rafforzamento dell’autonomia strategica e una maggiore integrazione europea vengono indicati come elementi decisivi per sostenere la competitività del sistema produttivo e affrontare le sfide poste dalle crisi geopolitiche globali.
Ecco il panel integrale a cui ha partecipato Giuseppe Argirò:








