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Giorgio Mottironi: “La finanza climatica è una leva economica, ma c’è chi prova a rallentarla”

La finanza climatica cresce, ma non abbastanza. Vale oggi 1,9 trilioni di dollari (dato 2023), in aumento rispetto agli 1,3 trilioni del 2022, ma ancora lontana dai 5 trilioni annui necessari per rispettare gli Accordi di Parigi.

Un divario che non è solo economico, ma culturale e politico. È questa la tesi al centro dell’articolo “Credo o son fesso? Filosofia della finanza climatica” firmato da Giorgio Mottironi e pubblicato sul numero di marzo/aprile 2026 de L’Ecofuturo Magazine.

UNA CRESCITA TRAINATA DAI PRIVATI

Il dato più rilevante riguarda la composizione del mercato:

  • il 65% della finanza climatica proviene dal settore privato;
  • il 38% è generato da investitori individuali, pari a circa 470 miliardi di dollari.

Un segnale chiaro: la transizione energetica non è più solo una questione istituzionale, ma sempre più una scelta diffusa.

La finanza climatica è la rappresentazione monetaria della speranza che riponiamo nel futuro. Ma è anche responsabilità: decidere oggi quale mondo costruire domani” — sostiene Giorgio Mottironi —.

TRA INTERESSI CONTRAPPOSTI E “RUMORE” SUL MERCATO

Nonostante la crescita, il settore resta al centro di un forte dibattito. Secondo l’analisi proposta da Giorgio Mottironi, intorno alla finanza climatica si sviluppa un vero e proprio “rumore mediatico e politico” che rischia di rallentarne la diffusione.

Le ragioni sono molteplici:

  • la presenza di interessi legati all’economia fossile;
  • la necessità, per alcuni grandi operatori, di preservare modelli industriali esistenti;
  • il rischio che una diffusione troppo ampia degli investimenti riduca i margini di valore.

LA NUOVA FASE DELL’ECONOMIA GLOBALE

La chiave di lettura proposta da Mottironi richiama la teoria delle onde lunghe di Nikolai Kondratiev. Secondo questa interpretazione, l’economia globale si troverebbe oggi all’inizio di un nuovo ciclo, caratterizzato da:

  • elettrificazione dei consumi;
  • energie rinnovabili;
  • intelligenza artificiale.

Una trasformazione che segna l’avvio di una nuova rivoluzione industriale e ridefinisce gli equilibri tra capitale, tecnologia e risorse.

QUANDO ARRIVERÀ IN BANCA, SARÀ TROPPO TARDI

Uno dei passaggi più netti dell’analisi riguarda l’accesso agli strumenti finanziari.

Quando i prodotti di finanza climatica saranno disponibili allo sportello bancario, sarà probabilmente troppo tardi: o saranno più rischiosi o offriranno rendimenti ridotti” — osserva Giorgio Mottironi —.

Un’affermazione che evidenzia un tema cruciale: il timing dell’accesso agli investimenti green.

UNA QUESTIONE DI FIDUCIA

Alla base, resta una questione più profonda. Richiamando il pensiero di Giorgio Agamben, Mottironi ricorda come il concetto stesso di “credito” derivi dal greco pistis, ovvero fede.

La finanza, quindi, non è solo tecnica, ma fiducia organizzata. E la finanza climatica ne rappresenta oggi la forma più avanzata: un investimento che unisce rendimento economico e costruzione del futuro.

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