Da 900 milioni a un miliardo e mezzo per preparare l’ex Ilva di Taranto al processo di transizione industriale, che porterà l’acciaieria a un ciclo di produzione basato sull’idrogeno a zero impatto ambientale. L’investimento sarà gestito dalla NewCo a partecipazione statale, dove Invitalia avrà il 60%. Lo ha dichiarato il ministro dello sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, nel corso di un’audizione alla Camera dove ha annunciato “a breve” la presentazione del nuovo piano industriale al quale sta lavorando il management della NewCo.
«Il Piano dovrà essere approvato dai sindacati ma dovrà trovare anche l’accordo degli enti territoriali, cioè del sindaco di Taranto e della Regione Puglia» ha detto Giorgetti. Attualmente Invitalia (partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia) detiene una quota del 38% del capitale di Acciaieria d’Italia Spa cui, in virtù dell’emissione di azioni speciali, detiene il 50% dei diritti di voto in assemblea.
L’altra quota è al momento in capo ad Am InvestCo Italy, divisione italiana di ArcelorMittal. Il prossimo maggio Invitalia salirà al 60% nella NewCo che – allo scadere del contratto di affitto – acquisirà gli asset dell’Ex Ilva. Il passaggio di proprietà sarà però condizionato al rilascio di una nuova Aia (legata al nuovo piano industriale), all’accordo con i sindacati e al dissequestro penale degli impianti. Il Piano industriale per la decarbonizzazione del sito prevede in una prima fase l’uso di gas come fonte energetica. «È l’unica fonte al momento che può dare un minor impatto ambientale» ha detto Giorgetti.
«Gli investimenti stimati» per sostenere il piano industriale per la transizione ecologica «varia da 900 a 1.500 milioni di euro» a seconda delle scelte tecniche. «La copertura finanziaria degli investimenti» necessari all’avvio della produzione di DRI «può essere assicurata dalle risorse del PNRR» ha detto ancora Giorgetti.
Inoltre, il Mise ha chiesto di inserire nella prossima legge di bilancio un fondo gestito da Mise e Mite per sostenere i processi di transizione ecologica delle industrie energivore anche da questo fondo potrebbero arrivare altre risorse. Ma anche Mittal, «dovrà fare altri investimenti e dovrà partecipare insieme a Invitalia all’investimento perché non è che lo Stato ci mette tutti i soldi e il privato aspetta di goderne i benefici» ha detto Giorgetti non nascondendo la sua delusione per le passate prove dell’azionariato straniero sbarcato in Italia.
Questo, lamenta Giorgetti, ha investito «spesso con una logica solo finanziaria e non industriale, e non si è rivelato all’altezza del processo di transizione in atto» ha attaccato il ministro per poi dare l’affondo: «Dopo aver vinto la gara nei due anni successivi Arcelor Mittal non ha ottemperato le prescrizioni di gara. Ora gli attuali commissari stanno cercando di recuperare faticosamente quanto meno la garanzia prestata da Mittal».
Inoltre, secondo il ministro, il comportamento della multinazionale sarebbe stata poco corretta anche nei confronti dei fornitori: «È assolutamente plausibile, anzi sicuramente si è verificato il fatto che Arcelor Mittal ha finanziato il primo capitale circolante non pagando o rinviando i pagamenti dei fornitori» ha detto augurandosi per il futuro «un diverso atteggiamento verso fornitori e sindacati».
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