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Gigi De Palo, presidente Fondazione per la Natalità: “Gli italiani si stanno rassegnando a non avere figli”

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I nuovi dati del Rapporto Annuale Istat 2026 confermano il proseguimento della crisi demografica italiana. Nel 2025 le nascite sono scese a 355 mila, con una diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente, mentre il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico di 1,14. Numeri che, secondo la Fondazione per la Natalità, descrivono un Paese sempre più anziano e con crescenti difficoltà nel garantire il ricambio generazionale.

A commentare il quadro delineato dall’Istat è Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, che richiama l’attenzione sulle conseguenze economiche e sociali dell’inverno demografico.

Nascite in calo e minimo storico della fecondità

Secondo De Palo, i dati diffusi dall’Istat confermano una tendenza che da anni preoccupa il mondo della natalità e delle politiche familiari.

“I dati diffusi oggi dall’Istat confermano purtroppo quello che con la Fondazione per la natalità diciamo da anni: la denatalità sta impoverendo sempre di più il nostro Paese. Nel 2025 le nascite sono scese a 355 mila, con un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente, e il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico di 1,14. Sono numeri durissimi, che raccontano un Paese sempre più anziano e sempre meno capace di generare futuro”.

L’analisi evidenzia come il tema della denatalità non riguardi soltanto la dimensione familiare, ma abbia effetti diretti sulla struttura economica e sociale del Paese.

Oltre 6,6 milioni di persone hanno rinunciato ai figli desiderati

Tra gli aspetti che emergono dal Rapporto Annuale Istat, De Palo pone l’attenzione sul numero di persone che non riescono a realizzare il proprio progetto familiare.

“Il dato più drammatico che emerge oggi è che milioni di persone vorrebbero avere figli, ma rinunciano. Secondo l’Istat, oltre 6,6 milioni di persone hanno rinunciato ai figli desiderati per difficoltà economiche, lavorative, familiari o personali. E quando milioni di persone rinviano così a lungo il desiderio di un figlio da non poterlo più realizzare, siamo ben oltre la libertà di scelta, siamo davanti a una sconfitta collettiva”.

Per il presidente della Fondazione per la Natalità, il problema non riguarda soltanto il numero delle nascite, ma anche la crescente distanza tra il desiderio di avere figli e la possibilità concreta di realizzarlo.

I giovani e il futuro della genitorialità

L’altro elemento evidenziato da De Palo riguarda il rapporto delle nuove generazioni con la prospettiva di costruire una famiglia.

“E se quasi la metà dei giovani adulti non immagina più un figlio nel proprio futuro, dobbiamo chiederci che idea di Paese stiamo consegnando alle nuove generazioni”.

Una riflessione che si inserisce nel dibattito sulle condizioni economiche, lavorative e sociali che influenzano le scelte di vita dei giovani adulti e che, secondo la Fondazione, stanno contribuendo ad alimentare il fenomeno della rinuncia alla genitorialità.

Gli Stati Generali della Natalità tornano a novembre

La preoccupazione per l’andamento demografico sarà al centro anche della prossima edizione degli Stati Generali della Natalità.

La VI edizione dell’iniziativa si svolgerà il 25 e 26 novembre 2026 presso l’Auditorium Conciliazione di Roma e avrà come titolo “Volere o potere”.

L’appuntamento rappresenterà un nuovo momento di confronto tra istituzioni, imprese, associazioni e società civile sul tema della natalità e delle politiche familiari.

La richiesta di una grande alleanza nazionale

Nel suo intervento De Palo richiama anche le numerose istituzioni che negli ultimi mesi hanno segnalato gli effetti della crisi demografica sul futuro del Paese.

“Oggi l’Istat, ieri ABI, prima ancora Inps, Ufficio Parlamentare di Bilancio, Banca d’Italia, Confindustria, Cnel: tutti sono ormai allarmati su questo inverno demografico, dobbiamo fare qualcosa subito”.

Da qui la proposta di un’azione condivisa che coinvolga l’intero sistema Paese.

“Serve una grande alleanza nazionale tra istituzioni, imprese, sindacati, associazioni, mondo educativo e società civile per passare dall’analisi alla sintesi. Non bastano bonus occasionali o misure frammentate. Serve un patto stabile, credibile, duraturo, che dica ai giovani: se desiderate una famiglia e dei figli, questo Paese non vi lascia soli”.

Dietro i numeri una questione sociale

Nelle conclusioni, il presidente della Fondazione per la Natalità invita a leggere i dati demografici non soltanto come statistiche, ma come indicatori di una trasformazione più profonda della società italiana.

“Perché dietro questi numeri non ci sono statistiche fredde. Ci sono vite sospese, desideri rimandati, famiglie mai nate. E un’Italia che può ancora scegliere di non rassegnarsi”.

L’analisi proposta dalla Fondazione per la Natalità lega così il tema della crisi demografica alla capacità del Paese di creare condizioni favorevoli per chi desidera costruire una famiglia, indicando nella natalità una delle principali sfide sociali ed economiche dei prossimi decenni.

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