I dati Istat confermano il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione
Il nuovo documento sugli Indicatori demografici – Anno 2025 pubblicato dall’Istat evidenzia un ulteriore peggioramento del quadro demografico italiano. Nel 2025 le nascite sono state 355mila, con una diminuzione del 3,9% rispetto al 2024. Allo stesso tempo, il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, segnando un nuovo minimo storico.
Questo andamento si inserisce in un contesto caratterizzato da un progressivo calo demografico e da un aumento costante dell’età media della popolazione. La combinazione tra meno nascite e maggiore longevità produce effetti diretti sulla struttura sociale ed economica del Paese, incidendo sulla sostenibilità del sistema di welfare e sulla disponibilità di forza lavoro.
Secondo il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, i dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica delineano una situazione che va oltre la dimensione demografica.
«Ormai siamo oltre la crisi demografica. Quella che ci presenta oggi l’Istat è una crisi sociale, economica e culturale. È il rischio concreto di una generazione tendente allo zero: meno giovani, meno lavoro, meno crescita, meno futuro», afferma De Palo.
Longevità in aumento e squilibrio tra generazioni
Tra gli elementi evidenziati dal quadro statistico emerge anche la crescita della speranza di vita, che nel 2025 raggiunge 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Un dato che, se da un lato rappresenta un progresso sanitario e sociale, dall’altro contribuisce a modificare l’equilibrio tra le generazioni.
Il numero degli over 65 ha raggiunto 14,8 milioni, pari a circa un quarto della popolazione, mentre gli over 85 hanno superato i 2,5 milioni. L’Italia si conferma così il Paese più anziano dell’Unione Europea.
Secondo De Palo, questa dinamica rischia di produrre effetti rilevanti nel medio periodo.
«Nella desolazione di questi dati non confortano due notizie che dovrebbero essere positive, ma che rischiano di diventare un boomerang: da una parte la speranza di vita che sale a 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Bene, ma va detto chiaramente: questa longevità ci esploderà in mano tra vent’anni», sottolinea.
Il presidente della Fondazione per la Natalità richiama inoltre l’attenzione sull’equilibrio tra popolazione attiva e sistema di protezione sociale.
«Oggi abbiamo ancora una forza lavoro attiva che sostiene pensioni, sanità, welfare. Ma i conti non tornano. Abbiamo 14,8 milioni di over 65 — un quarto della popolazione — e la quota cresce ogni anno. Gli over 85 hanno già superato i 2,5 milioni. Siamo il Paese più anziano dell’intera Unione Europea, chi pagherà le pensioni di questa generazione longeva quando i giovani non ci saranno più?», evidenzia.
Migrazioni e saldo naturale negativo
Un altro elemento centrale del dibattito riguarda il ruolo delle migrazioni nel compensare il saldo naturale negativo. Secondo De Palo, l’immigrazione rappresenta una componente importante del sistema demografico, ma non può costituire l’unico strumento di riequilibrio.
«E poi c’è il tema delle migrazioni che, ci dicono, compensano il saldo naturale negativo. E ben vengano, anche se serve una via italiana all’immigrazione, uno Ius Familiae, che renda il nostro Paese ambito non solo per gli stranieri che cercano lavoro, ma anche per chi desidera stabilità», afferma.
Il presidente della Fondazione per la Natalità evidenzia inoltre il rischio di una dipendenza strutturale dall’immigrazione per sostenere la dinamica demografica.
«Ma non possiamo costruire il futuro demografico di un Paese esclusivamente sull’immigrazione, scaricando sugli altri la responsabilità di fare figli al posto nostro. È una resa», aggiunge.
L’appello alla politica per politiche strutturali sulla natalità
Alla luce dei dati demografici e delle prospettive future, De Palo rivolge un appello diretto alle istituzioni e alle forze politiche, sottolineando la necessità di interventi strutturali e di lungo periodo.
«Chiediamo a tutti gli schieramenti, senza distinzione — di smettere con i provvedimenti spot, e gli avanzi di bilancio. Servono politiche strutturali, pluriennali, coraggiose: sostegno reale alla maternità, lavoro dignitoso per i giovani, case accessibili, un fisco che premi chi fa famiglia, servizi per la famiglia. Servono risorse serie, non briciole», dichiara.
Il presidente della Fondazione per la Natalità richiama infine l’attenzione sull’urgenza di affrontare la questione demografica con misure concrete e coordinate.
«Agli Stati Generali della Natalità lo ripetiamo da anni: fare un figlio in Italia non deve essere un atto di eroismo. Deve essere una scelta possibile, sostenuta, valorizzata. Non c’è più tempo. Questi numeri ci condannano se non agiamo adesso. La Generazione Zero non è uno slogan: è il futuro che stiamo costruendo con la nostra inerzia», conclude.








