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Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia: “L’Ue dovrebbe sospendere il Patto di Stabilità”

Se il conflitto in Iran durerà ancora a lungo, con conseguenti ricadute economiche a partire dal rialzo del costo dell’energia, l’Ue dovrebbe sospendere il Patto di Stabilità, sul modello di quanto fatto a marzo 2020 all’inizio della pandemia di Covid.

A proporlo ancora una volta è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Una considerazione analoga è stata espressa anche dalla premier Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni alla Camera.

Nel frattempo il Tesoro si appresta ad elaborare l’aggiornamento delle stime di finanza pubblica, proprio alla luce del contesto di volatilità, con il Dfp che verrà inviato a Bruxelles entro fine mese che dovrebbe essere in linea con le stime dei principali enti previsori.

Nei giorni scorsi un portavoce della Ue ha fatto sapere che la clausola generale di salvaguardia “può essere attivata solo in caso di grave recessione nell’area” e al momento l’Europa non ravvisa questo scenario al netto della guerra in corso in Medio Oriente.

Se l’attuale crisi internazionale non dovesse attenuarsi, sostiene Giorgetti: “Si dovrà porre seriamente il tema di una risposta unitaria europea, così come fu fatto per la pandemia, con misure eccezionali fra le quali ho già condiviso con alcuni partner europei la proposta di prevedere una tassazione degli extra profitti generati nel settore dagli aumenti dei prezzi dei carburanti e dell’energia, fermo restando che il perdurare della crisi imporrà di ragionare in maniera seria e costruttiva su una possibile sospensione temporanea del Patto di stabilità e crescita”.

Il titolare del Mef ricorda che la Commissione ha già espresso “cautela sulla possibilità di attivazione di tali clausole alla luce dell’attuale contesto”, ma insiste sul fatto che “in determinate condizioni, come nel caso di prolungato stress sulle finanze pubbliche del nostro Paese o di recessione severa nell’area, l’attivazione debba essere considerata una possibilità realistica”.

L’Italia intanto attende di capire se riuscire ad uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo aperta nel 2024.

L’Istat ha stimato per il 2025 un rapporto deficit/Pil al 3,1%, dunque superiore alla soglia del 3% necessaria per chiudere la partita con Bruxelles.

Si attende ora l’aggiornamento dei dati di Eurostat.

Nel frattempo il governo lavora alla stesura del Dfp, atteso in Cdm nelle prossime settimane, con una probabile revisione al ribasso delle stime sulla crescita.

Il Tesoro dovrebbe limare le cifre fino all’ultimo, visto lo scenario estremamente incerto.

Nelle scorse settimane Bankitalia ha stimato che il Pil dell’Italia aumenterà dello 0,5% sia quest’anno sia il prossimo e dello 0,8% nel 2028.

L’Ocse invece ha indicato per l’Italia una possibile crescita dello 0,4%, con un taglio rispetto allo 0,6% ipotizzato prima della guerra.

Il Governo si appresta ad aggiornare le proprie previsioni macroeconomiche nella medesima direzione seguita dai principali organismi internazionali e dai previsori nazionali”, specifica Giorgetti.

Il titolare del Mef cerca di guardare il bicchiere mezzo pieno e sottolinea: “Io ai miracoli ci credo, vorrei evidenziare che il quadro delineato dalle più recenti evidenze statistiche non indica un deterioramento strutturale dell’economia italiana, che anzi ha dimostrato una significativa resistenza allo shock sul commercio internazionale delle nuove politiche sui dazi”.

E ancora: “Le revisioni in ribasso delle prospettive di crescita risultano limitate e ascrivibili prevalentemente a fattori esogeni e temporanei, in primis alla crisi energetica”.

Critiche le opposizioni.

Per il leader di Italia Viva Matteo Renzi: “Io ai miracoli da credente posso credere, da laico impegnato nella cosa pubblica mi dico cosa siete in grado di fare. Mi limito a dire che sul Pil siamo in zona retrocessione”.

Mentre per il M5s: “L’austerità a base di solo avanzo primario ha affossato la crescita e fatto sballare ogni parametro di deficit e debito. Giorgetti passerà alla storia come ministro della stagnazione/recessione”.

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