Prima la sorpresa, poi la speranza. Infine il messaggio politico.
Giancarlo Giorgetti arriva al Giorno della Verità e, incalzato dalle domande del direttore Maurizio Belpietro, mette sul tavolo una serie di temi che vanno dai conti pubblici al Superbonus, dal debito italiano alle tensioni interne alla Lega.
Ma il passaggio che più colpisce riguarda i rapporti con Bruxelles e la possibilità che la finanza pubblica riesca a ottenere un risultato che fino a poche settimane fa sembrava improbabile.
“L’Italia è uno dei pochi Paesi che rispetta totalmente il Patto di stabilità europeo”, osserva il ministro dell’Economia.
E subito dopo aggiunge quella che, per il governo, potrebbe trasformarsi in una piccola vittoria politica: “Potremmo scoprire a settembre di essere dentro il 3% uscendo dalla procedura d’infrazione”.
La cautela resta d’obbligo.
Giorgetti non nasconde che le probabilità non siano elevate, ma nemmeno rinuncia all’ottimismo.
“La partita non è ancora finita, ci sono i tempi supplementari”, spiega con una metafora per suo tifo calcistico: è tifoso del Southampton e nel 2001 contribuì a fondare un fan club.
“Il dato finale certificato da Istat ed Eurostat sarà determinato credo attorno a metà settembre”.
Certo: “Le probabilità non sono altissime, ma io continuo a coltivare la speranza, anche perché non costa niente coltivare la speranza.
Noi abbiamo fiducia in base ai nostri dati e questo potrebbe anche accadere”.
Dietro questa speranza c’è soprattutto il lavoro di revisione e controllo sui crediti fiscali legati ai bonus edilizi.
Un’operazione che il ministro considera decisiva per correggere i conti pubblici.
“Abbiamo i controlli sul Superbonus che stanno producendo dei risultati e per questo ringrazio l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza”, sottolinea.
Ed è proprio sul Superbonus che Giorgetti pronuncia le parole più dure.
A cominciare dal fatto che poteva essere circoscritto alla sola prima casa e invece ha consentito la ristrutturazione di “ville e castelli”.
Da quando è arrivato al Tesoro non ha mai nascosto il giudizio severo sulla misura e anche dal palco del Giorno della Verità torna a battere sullo stesso tasto.
Il conto, spiega, è enorme.
“Tra bonus facciate e Superbonus sono stati spesi circa 195 miliardi”.
Una cifra che continua a pesare sui bilanci pubblici e che produrrà effetti ancora per anni.
Più difficile calcolare i benefici sul Pil: la forbice varia da 80 a 120 miliardi.
Non basta.
Secondo il ministro, le irregolarità hanno raggiunto dimensioni impressionanti.
“Parliamo di almeno dieci miliardi di truffe sul Superbonus”, afferma.
E soprattutto resta ancora una lunga coda di pagamenti da onorare.
“Ci sono ancora da liquidare circa 40 miliardi nel 2026 e altri 23 miliardi nel 2027”.
Vuol dire, sottolinea che “il prossimo governo non troverà più sulle scrivanie del Ministero dell’Economia le pesanti eredità del Superbonus”.
Se sul fronte dei bonus il tono è critico, quando si passa al debito pubblico Giorgetti rivendica invece un risultato che considera tra i più significativi dell’azione del governo.
“Adesco c’è la corsa a comprare Btp”, racconta.
“Anche le banche centrali di Paesi asiatici sono venute a comprare debito pubblico italiano, cosa che non avevano mai fatto”.
Per il titolare del Tesoro non è soltanto una questione finanziaria.
È anche una prova di credibilità internazionale conquistata dal Paese.
“Anche gestire il debito pubblico è sovranismo”, osserva.
“Siamo riusciti a venderlo e anche a un buon prezzo, visto l’andamento dello spread”.
Una soddisfazione che il ministro rivendica quasi personalmente.
“Io ho la responsabilità di ricoprire il debito ogni quindici giorni.
Questa non era una cosa banale da fare e ha permesso di fare altre cose”.
Naturalmente il capitolo debito si intreccia con quello della politica monetaria.
Giorgetti evita accuratamente qualsiasi polemica con la Banca centrale europea, ma il suo punto di vista è evidente.
“Se mi chiedete se sono contento che aumentino i tassi di interesse, dico di no”.
La ragione è semplice.
“Io ho 3mila miliardi di debito.
Con l’aumento dei tassi i Btp e le cedole un po’ di più”.
Sul fronte internazionale emerge poi il tema delle spese militari e degli impegni assunti dall’Italia in sede Nato.
Anche qui Giorgetti prova a spegnere sul nascere ogni presunta contrapposizione con il ministro della Difesa Guido Crosetto.
“Tutti legittimamente chiedono stanziamenti.
Chi deve fare il bilancio deve dosarli saggiamente”.
Nessuna tensione, assicura il ministro.
“Non c’è nessun conflitto con Guido.
Vive una situazione particolare, ci sono impegni internazionali che l’Italia deve onorare”.
La questione verrà affrontata nella prossima legge di bilancio, dove il governo dovrà trovare il difficile equilibrio tra vincoli europei, richieste della Difesa e necessità di contenere la spesa pubblica.
Più politica, invece, la parte finale del confronto con Belpietro.
Giorgetti conferma che uno degli obiettivi della legislatura resta l’approvazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale.
Il traguardo, nelle intenzioni della Lega, dovrebbe arrivare prima del voto.
Considerati i tempi sarà impossibile votare ad aprile.
D’altronde la legislatura finisce a settembre dell’anno prossimo.
Ma inevitabilmente l’attenzione si sposta anche sulle tensioni che attraversano il Carroccio e sulle polemiche degli ultimi giorni attorno alla leadership di Matteo Salvini.
Il ministro sceglie il registro della prudenza.
“La Lega è un movimento politico effervescente”.
Una definizione che vale quasi come una fotografia dello stato del partito.
Nessun allarme, però.
“Troveremo la via giusta”, assicura, liquidando come fisiologiche le discussioni interne.
Molto meno diplomatico, invece, quando il discorso cade sulle ipotesi di accordi politici con Roberto Vannacci.
Alla domanda di Belpietro, Giorgetti risponde da ministro dell’Economia prima ancora che da dirigente della Lega.








