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Giampaolo Galli, economista: “Più donne e migranti al lavoro, solo così il bilancio pubblico regge” | Lo scenario

Salvaguardare il meccanismo di aggancio automatico dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita ma mettendo a punto anche altri strumenti.

È questa la strada da percorrere secondo Giampaolo Galli, direttore scientifico dell’Osservatorio sui Conti Pubblici dell’Università Cattolica.

Lo spiega in un dialogo con il quotidiano La Repubblica.

“L’aggancio automatico è un meccanismo indispensabile per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico e, con esso, di tutto il nostro sistema di welfare. E non credo ci sia altro da aggiungere perché tutti gli studi seri sull’argomento giungono a questa stessa conclusione”.

Per la Cgil è insostenibile che, nel 2050, per la pensione anticipata saranno necessari 44 anni e 10 mesi di contributi.

“Difendo questo meccanismo, introdotto per la prima volta dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, proprio perché è automatico, dunque indipendente dalla politica e dalle eventuali pressioni”.

“Ci sono altri modi che possono essere perseguiti ma, attenzione, possono essere complementari e non alternativi al sistema”.

“La prima cosa da fare è aumentare il tasso di occupazione femminile, in particolare al Sud. Una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro si tradurrebbe in più contributi”.

“Gli studi dimostrano che anche l’immigrazione regolare si è rivelata efficace per mantenere in equilibrio la spesa pensionistica. Oltre a soddisfare la domanda di lavoratori delle aziende”.

“Anche retribuzioni migliori porterebbero più entrate previdenziali, sebbene con altre ricadute. Ma il punto decisivo è la produttività, ossia la crescita del Pil. Con tassi di crescita attorno allo 0,4% all’anno, tutto è molto difficile. Finora, non c’è stato l’atteso aumento della produttività, che era un obiettivo centrale del Pnrr. Una burocrazia più veloce ed efficiente la migliorerebbe. Invece, una lenta e complicata ostacola anche gli investimenti, che sono la chiave per gli incrementi di produttività”.

“Questo è un punto fondamentale. Per mantenere le persone al lavoro, dobbiamo mettere in atto ciò che chiamiamo ‘invecchiamento attivo’ con le opportune modifiche: oltre una certa età, non si può pensare di far lavorare le persone sulle impalcature o con turni notturni o in mansioni stressanti”.

“In Italia abbiamo un problema in più rispetto agli altri Paesi: una miriade di piccole imprese che danno lavoro a milioni di dipendenti. È chiaro che non si può pretendere che facciano da sole come invece possono attuare le grandi aziende”.

“E dunque, questo è un caso in cui il mercato non basta. Sono le istituzioni pubbliche che devono avere un ruolo attivo e devono organizzare, assieme alle parti sociali nei territori, nuovi modelli per queste imprese in modo da garantire una vita lavorativa più lunga ma con meno fatica, anche per chi non fa lavori usuranti”.

“Gli incentivi per restare al lavoro sono benvenuti, a patto che il loro costo non sia eccessivo e che il lavoratore non perda i contributi previdenziali”.

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