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La pandemia e i luoghi dell’arte da rilanciare. La Galleria degli Uffizi nacque come palazzo per controllare il potere

“Gli Uffizi di Firenze sono dominati da Palazzo Vecchio, nella maniera in cui un duca deve incombere sui magistrati che governano gli strumenti esecutivi del potere”.

In tale concetto si evince che gli Uffizi, uno dei più importanti musei del mondo, non siano nati con tale destinazione, ma siano il frutto di una riconversione.

D’altronde il nome è già un programma. Cosa signifa Uffizi se non uffici?

Partiamo quindi dai primordi. Cosimo l fu un discendente della famiglia dei Medici. E dopo complesse vicissitudini storiche divenne padrone di uno stato, il ducato di Firenze, interamente da organizzare. Per questo dal 1543 diede vita ad una serie di riforme istituzionali ed amministrative.

In tale ottica, necessitava di un edificio ove riunire tutte le magistrature, che erano collocate in ordine sparso, soprattutto per controllarle. Ecco dunque spiegazione più netta della frase iniziale.

L’impresa di costruirlo, fu affidata a Giorgio Vasari, una delle figure artistiche più complesse dell’epoca. Egli lo progettò a forma di “u”, con un portico a colonne doriche “in sul fiume e quasi in aria”.

Lo spazio era limitato e Vasari gradì soluzioni insolite. La sua edificazione inizia tra Palazzo Vecchio e l’Arno, nel 1560. Dunque, da una parte sbocca su Piazza della Signoria e dall’altra termina con una serriana che si apre sul fiume.

Il Palazzo è costruito in pietra serena della qualità più pregiata, detta “del Fossato”, di colore grigio. Il primo piano è un mezzanino, con tre aperture che servono ad illuminare il portico sottostante. Sopra, vi sono due piani. Uno composto da tre finestre, l’altro è un loggiato.

Nel 1572 tutte le magistrature si insediarono, anche se l’edificio era incompleto.

Vasari e Cosimo alla loro morte lasciarono il testimone all’architetto Buontalenti ed al granduca Francesco l de’ Medici.

Il 1581, l’anno i cui a Firenze venne pubblicato il primo dizionario italiano, Francesco l decise di adibire la loggia dell’ultimo piano a galleria, per divenire un museo delle opere in suo possesso. Per ampliare il luogo, Buontalenti vi aggiunse la “Tribuna”, una saletta ottagonale con il soffitto incastonato di conchiglie.

Negli spazi trovarono posto dipinti, statue, miniature, ori, armature, ritratti di famiglia. Questa intendeva avere un luogo dove esibire l’arte in proprio possesso, come metafora della loro grandezza. Fu così che gli “Uffizi”, iniziarono a prendere la forma di uno dei più antichi musei europei.

A seguire, i Medici, arricchirono costantemente tale raccolta. Anche serbandovi oggetti di scienza. In essa, infatti, trovavano posto rarità naturalistiche. Venne poi annessa la sala delle carte geografiche, lo “Stanzino delle Matematiche”, furono trasferiti i laboratori granducali e l’Opificio delle Pietre Dure.

Gli Uffizi andavano gradatamente a costruire la loro fama di tempio dell’arte, con l’arricchimento di affreschi, per ornare le sale.

Varie dinastie europee, portarono ivi in dote collezioni artistiche di famiglia. I Lorena le pietre preziose, i Della Rovere (tramite una consorte di Ferdinando dei Medici) aggiunsero importanti opere da Urbino. Tra esse Raffaello, Tiziano, Piero della Francesca.

Quando la famiglia dei Medici si estinse dopo la morte di Giangastone, ad essi subentrarono i Lorena. Questi erano un ramo cadetto degli Asburgo ed ebbero l’eredità del Granducato di Toscana, come ricompensa per la perdita del loro ducato, dovuta a complesse vicissitudini storiche.

La sorella di Giangastone cedette le collezioni di famiglia, con una convenzione che stabiliva che dovessero rimanere a Firenze e che fossero inalienabili.

Gli Uffizi furono aperti al pubblico, su richiesta, sin dal 1580. Pietro Leopoldo di Lorena, nel 1769, fece costruire un nuovo ingresso, aprendo al pubblico in via definitiva. Nel museo venne eseguita una razionalizzazione, secondo metodi pedagogici, delle collezioni presenti in galleria. E dieci anni dopo, Gaspare Maria Poletti, realizzò la stanza delle Niobe, dove vennero ospitate dodici sculture, rinvenute a Roma.

Il pudore vorrebbe cassare la sottrazione di opere cui furono costretti gli Uffizi durante il periodo napoleonico. Esse sono state portate a Parigi e poi restituite in parte. Una pagina buia.

Ma nel 1842 si aggiunse una nuovo elemento distintivo. Leopoldo ordinò 28 statue per le nicchie dei pilastri sul piazzale. In esse si svolge la raffigurazione dei personaggi illustri di Firenze, dal medioevo al XlX secolo.

Se guardiamo la Galeria degli Uffizi al suo interno, notiamo essere ospitate, insieme alle altre opere, raccolte di dipinti del Trecento e del Rinascimento, di valore artistico universale. E dunque Giotto, Raffaello, Leonardo da Vinci, Botticelli, Beato Angelico, Caravaggio, Michelangelo, Tiziano, Cimabue, Duccio di Boninsegna, Parmigianino, Paolo Uccello, Pier della Francesca, Correggio, Mantegna. E poi artisti europei come Rubens, Rembrandt, Duret, Van Dyck, Velasquez, Jan van der Heyden. Autori ed opere organizzate in un percorso tematico, strutturato in tante sale, che idealmente indica la storia dell’arte. E con i dipinti vi sono sculture classiche, arazzi e arredi.

Descrivere gli Uffizi nella loro interezza, è operazione ardua, in virtù della loro vastità e complessità. Ci si è mossi nel perimetro della sua genesi.

La Galleria degli Uffizi con Palazzo Pitti, il Corridoio Vasariano ed il Giardino di Boboli, tutti collegati, è uno dei musei più importanti del mondo. Visitato ogni anno da più di due milioni di persone.

Il 21 gennaio del 2021 gli Uffizi hanno riaperto le loro porte, dopo 77 giorni di chiusura. La più lunga dopo la seconda guerra mondiale. E rimane appannaggio dei soli toscani, con un appello ad essi a visitarlo, da parte del direttore Elke Schmidt.

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