Sulla Stampa, Francesco Guerrera commenta la relazione semestrale sulla stabilità finanziaria della Bce diffusa ieri.
«Nel linguaggio dei mercati, “esuberanza” è una parola terrificante e quando a usarla è una banca centrale, il riflesso condizionato degli investitori è quello di vendere al più presto, com’è poi successo su quasi tutte le piazze finanziarie».
«Le parole – scrive Guerrera – non sono state scelte a caso. Il vicepresidente della Bce Luis de Guindos ha voluto avvertire finanzieri, imprese e consumatori che la tanto lodata munificenza delle banche centrali ha avuto nocivi effetti collaterali. Il più importante, e più pericoloso, è l’esplosione del debito sia pubblico che privato».
«Un periodo “magico” di tassi d’interesse bassi, stimoli fiscali governativi e sgravi ad aziende di ogni tipo per far fronte al Covid, ha permesso a tutti di spendere alla grande senza preoccuparsi delle bollette future. De Guindos ha voluto dare “una bacchettata sulle mani dei politici della zona euro, il cui debito pubblico è cresciuto dall’86% del Pil nel 2019 al 100% l’anno scorso. Un campanello d’allarme particolarmente sonoro per l’Italia, dove il debito potrebbe arrivare al 160% del Pil».
«Ma l’inquisitore spagnolo non si è fermato qui: ci sono pericoli anche per aziende che potrebbero rischiare il fallimento se le condizioni finanziarie e macroeconomiche dovessero peggiorare, e per banche e consumatori che rischiano di essere coinvolti in un crollo dei mercati».
«Per il momento, i tassi bassi tengono sotto controllo queste bolle ma, leggendo tra le righe, il messaggio di Francoforte è chiaro – conclude Guerrera -: non abituatevi a questi aiuti stratosferici e, soprattutto, incominciate a ripristinare le discipline fiscali, societarie e di risparmio che vigevano prima del Covid».
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