Affrontando per la prima volta il Question time, Mario Draghi ha rivelato un’altra parte del suo personale codice di governo. Ne parla su Repubblica Francesco Bei, ricordando che, se le domande rivolte al premier hanno toccato tutti i temi più caldi, «è indubbio che fossero soprattutto due i fronti politicamente più sensibili e difficili: quello del coprifuoco e il boom di sbarchi in Sicilia».
«Entrambi terreni scivolosi – scrive Bei – sui quali si misurano ogni giorno le distanze tra i partiti della sua maggioranza. Draghi sembra procedere con un metodo tutto suo: la sintesi la fa il presidente del Consiglio, senza curarsi troppo di chi lo tira da una parte o dall’altra».
«Sono settimane, per fare un esempio, che la Lega spinge dalla parte della riapertura senza se e senza ma. Eppure, Draghi fin qui ha apposto un irremovibile no. E ancora ieri ha rivendicato il suo “approccio graduale” alla questione, in questo collocandosi sulla stessa lunghezza d’onda dei nostri partner Ue».
«Il codice Draghi è stato applicato anche all’immigrazione, un campo minato dove una parola sbagliata può far accendere le opposte tifoserie. Su quest’altro versante il premier ha iniziato a svelare le coordinate di una “sua” politica sull’immigrazione, che non è quella leghista ma nemmeno quella che vorrebbe sentire una parte della sinistra».
«I tre aggettivi con cui l’ha qualificata ieri in aula sono “equilibrata”, “efficace” e “umana”, con l’accento su quest’ultimo. Il che equivale a dire che i porti italiani restano aperti e che non si possono lasciare affogare le persone nel canale di Sicilia».
«L’altro pilastro è o dovrebbe essere la solidarietà europea, al momento assente. Ma se con il governo Conte uno si arrivava a sequestrare i migranti a bordo per poi intavolare una trattativa sui ricollocamenti, con Draghi l’ascolto in Europa è un po’ diverso».
Insomma, conclude Bei, «il codice Draghi è ascoltare tutti, seguire nessuno».
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