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Stefano Folli (Repubblica): «Dopo il voto al Quirinale, cosa ne sarà del governo Draghi?»

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La questione dell’elezione del Presidente della Repubblica si fa sempre più incalzante, tra minacce di voto anticipato e la speranza di portare a termine i progetti avviati dal governo Draghi. A parlarne è Stefano Folli, che scrive «non è strano che si torni a parlare di elezioni anticipate già nella primavera del 2022».

«Il solo fatto che l’ipotesi venga smentita con argomenti non proprio irresistibili (“non possiamo votare perché siamo in piena pandemia” ha detto il ministro Di Maio) vuol dire che il tema esiste. E si capisce perché. La legislatura dà l’impressione di essere in affanno al di là della questione del Quirinale, ossia la grande battaglia che rischia di lasciare sul campo morti e feriti», sostiene su Repubblica.

«Mai come in questo autunno i partiti sono sembrati sfibrati e impotenti, il che rappresenta la forza ma forse anche il limite di Draghi. Di certo il percorso del presidente del Consiglio non è in discesa e lo obbliga a mediazioni in cui il prestigio dell’uomo deve essere speso quasi ogni giorno per ottenere, non diciamo un risultato, ma almeno la speranza che tale risultato sarà raggiunto nel prossimo futuro».

«È chiaro a tutti che il governo di semi-unità nazionale regge grazie a Draghi, in primo luogo, e poi in virtù delle convenienze politiche di quelle forze che non hanno ancora deciso come muoversi. In fondo, Covid a parte, è l’aspettativa del Quirinale che tiene fermo il quadro. In sostanza, è vero che l’attuale, anomala coalizione potrebbe non sopravvivere al passaggio di gennaio: specie se l’elezione del presidente a Camere riunite, anziché essere regolata da un accordo figlio del buonsenso, fosse delegata a una sorta di duello rusticano in cui nessuno dei contendenti si presenta più forte dell’altro».

«Peraltro, anche l’altro argomento usato per allontanare lo spauracchio del voto anticipato dà l’idea di quanto la legislatura nata nel 2018 abbia esaurito il suo slancio politico. Al presidente della Repubblica che sarà eletto tra poco più di due mesi spetterà quindi la responsabilità di verificare quali sono i margini per un governo efficiente di fronte a un Parlamento esausto, specchio di un’Italia assai cambiata in meno di quattro anni».

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