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Firenze, Bolzano e Trieste guidano la qualità della vita per bambini, giovani e anziani. Rosina: “In Italia è in corso un progressivo degiovanimento” | L’analisi

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Presentata in anteprima al Festival dell’Economia di Trento la nuova edizione dell’indagine sulla qualità della vita per fasce d’età realizzata dal Sole 24 Ore. Lo studio, giunto alla sesta edizione, analizza le condizioni di vita di bambini, giovani e anziani nelle province italiane attraverso 60 indicatori statistici certificati, offrendo una fotografia dei profondi cambiamenti sociali e demografici che attraversano il Paese.

I primi risultati collocano Firenze al primo posto per la qualità della vita dei bambini, Bolzano come territorio migliore per i giovani e Trieste al vertice della graduatoria dedicata agli anziani.

Un’indagine sempre più articolata sulla qualità della vita

La ricerca rappresenta una delle tappe di avvicinamento alla storica classifica della qualità della vita delle province italiane che il Sole 24 Ore pubblicherà a fine anno.

L’edizione 2026 amplia il numero degli indicatori territoriali, passati da 15 a 20 per ciascuna fascia generazionale, per un totale di 60 statistiche provinciali certificate. Tra le principali novità figurano la misurazione dei servizi di prossimità raggiungibili a piedi in quindici minuti, come farmacie, negozi, servizi ricreativi e assistenziali, e la presenza di reti familiari o sociali sulle quali poter contare nei momenti di bisogno.

Bambini, tra natalità in calo e servizi territoriali

L’indagine evidenzia differenze significative tra i territori italiani.

Nella graduatoria dedicata ai bambini emerge il dato di Bolzano, che registra il più alto livello di fecondità del Paese con 1,55 figli per donna. All’opposto, Cagliari conquista il primato per la presenza di pediatri, ma presenta contemporaneamente uno dei livelli più bassi di natalità con appena 0,75 figli per donna.

Tra le grandi città spicca Milano, che ottiene risultati positivi grazie ai servizi di prossimità, alle scuole dotate di palestra e alla presenza di infermieri pediatrici. Tuttavia il capoluogo lombardo occupa le ultime posizioni per spazio abitativo medio disponibile alle famiglie, fermo a 56,6 metri quadrati.

Giovani, il lavoro resta il principale fattore di divario

Per la popolazione giovanile il dato che emerge con maggiore evidenza riguarda il mercato del lavoro.

A Taranto la disoccupazione degli under 35 raggiunge il 44%, oltre dieci punti percentuali in più rispetto ad Agrigento. Sul fronte della formazione universitaria, invece, Bologna si conferma punto di riferimento nazionale, con un giovane su due in possesso di una laurea.

Accanto ai dati occupazionali, l’indagine qualitativa realizzata da Eumetra, in collaborazione con la Fondazione Fair, su un campione di mille giovani tra i 18 e i 35 anni, restituisce l’immagine di una generazione che attribuisce crescente importanza all’equilibrio personale.

Salute mentale, relazioni affettive e tempo libero vengono considerati prioritari rispetto all’occupazione e al reddito. Quattro giovani su cinque dichiarano di essere soddisfatti della propria qualità della vita. Tuttavia emerge una distanza significativa tra ciò che viene considerato importante e il livello di soddisfazione effettivamente raggiunto, soprattutto negli ambiti economico, lavorativo e della salute mentale.

Gli anziani tra assistenza, partecipazione e servizi di prossimità

Nella graduatoria dedicata agli anziani emergono indicatori differenti ma altrettanto significativi.

Trento si distingue per l’assistenza domiciliare e per la partecipazione civile della popolazione anziana. Milano, invece, registra gli assegni pensionistici medi più elevati d’Italia, pari a 26.300 euro annui.

Tra le grandi città del Mezzogiorno, Bari, Napoli e Palermo si segnalano per la presenza di servizi di prossimità rivolti agli over 65, elemento sempre più rilevante in un Paese caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione.

Il quadro demografico: meno figli, più anziani e più persone sole

L’indagine fotografa un’Italia attraversata da profonde trasformazioni demografiche e culturali.

La fecondità nazionale scende a 1,14 figli per donna, mentre l’età media delle neo-madri sale a 32,7 anni. Contestualmente diminuiscono i matrimoni, che si attestano a 2,8 ogni mille abitanti.

Parallelamente cresce il numero delle persone che vivono sole, aumentate del 7,9%, e aumenta anche il consumo di antidepressivi, in crescita del 3,3%.

Sul fronte dell’istruzione emergono ulteriori criticità. Secondo i dati richiamati dall’indagine, le competenze scolastiche rilevate dai test Invalsi continuano a mostrare difficoltà rispetto al periodo pre-pandemico. Le competenze numeriche risultano inadeguate per il 44% degli studenti, mentre quelle alfabetiche per il 39,9%.

Rosina: “Il Paese vive un progressivo degiovanimento”

Tra i temi affrontati nel panel del Festival dell’Economia di Trento vi è stato anche quello della trasformazione della struttura anagrafica del Paese.

Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e direttore del Center for Applied Statistics in Business and Economics dell’Università Cattolica di Milano, ha evidenziato il fenomeno che definisce “degiovanimento”.

“Sappiamo anche che i giovani diminuiscono e parleremo infatti del cosiddetto ‘degiovanimento’ demografico del Paese, cioè della progressiva scomparsa dei giovani”, ha spiegato.

Secondo Rosina, il fenomeno non si manifesta in modo uniforme sul territorio nazionale.

“Questo calo non è uniforme: ci sono territori che riescono ad attrarre giovani e altri che invece li perdono”, ha osservato.

Parallelamente cresce il numero degli anziani.

“Al contrario, gli anziani aumentano, in un Paese in cui cresce l’età media e l’invecchiamento della popolazione è sempre più evidente. Ed è un tema che richiede interventi urgenti, proprio per evitare squilibri demografici sempre più marcati”, ha concluso il demografo.

Qualità della vita e demografia sempre più intrecciate

La nuova indagine del Sole 24 Ore mostra come la qualità della vita delle diverse generazioni sia strettamente legata alle trasformazioni demografiche in corso. Natalità in calo, invecchiamento della popolazione, crescita delle persone sole e mutamento delle priorità dei giovani contribuiscono a ridefinire il volto dei territori italiani.

Accanto alle differenze territoriali emergono quindi questioni comuni che riguardano l’intero Paese: la capacità di attrarre e trattenere giovani, la disponibilità di servizi di prossimità, il sostegno alle famiglie e la gestione dell’invecchiamento della popolazione. Temi che, secondo quanto emerso nel panel del Festival dell’Economia di Trento, saranno sempre più centrali per la qualità della vita delle future generazioni.

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