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Fca e Psa: dietro le quinte della fusione, una lunga storia

La storia dell’aggregazione tra Psa e Fca inizia nell’autunno 2018, e quindi ben prima che il Lingotto stesso cominciasse a negoziare con Renault, un’aggregazione che poi non arrivò mai a buone fine. È quanto emerge da un file depositato alla Sec dalla stessa casa italo-statunitense in merito alla ridenominazione in Stellantis della società che nascerà dopo la fusione tra Fca e Psa.
Secondo quanto racconta il documento infatti nell’autunno 2018 i manager del Lingotto si erano incontrati numerose volte con quelli del Leone per discutere di una potenziale aggregazione. E il primo contatto sul tema tra i due ceo, ovvero tra Mike Manley per Fca e Carlos Tavares per Psa, avvenne il 21 dicembre 2018 quando i manager si accordarono per un incontro al seguente Salone dell’auto di Ginevra. Il summit in terra svizzera avvenne il 4 marzo 2019 e, di lì a poco, si arrivò alla stipula di accordo di confidenzialità tra Psa e Fca per una potenziale aggregazione.
Va detto che da tempo la stampa sosteneva che uno dei candidati migliori per le nozze con il Lingotto fosse proprio la casa francese. Anche in virtù degli ottimi rapporti che da sempre legano gli Agnelli-Elkann alla famiglia Peugeot, la dinastia cui fa capo Psa. Tutto però si arenò a fine maggio dello stesso 2019 quando Fca annunciò di avere inviato una lettera a Renault (ovviamente con il consenso della stessa casa della Losanga) per una fusione tra le due società. Come conseguenza i negoziati Fca e Psa cessarono immediatamente.
Sotto questa luce si spiega meglio anche la cena svoltasi proprio in quei giorni in un ristorante parigino, tra John Elkann e il suo omologo della parte francese Robert Peugeot. Quasi che il presidente di Fca dovesse spiegare in anticipo all’amico francese i motivi dell’operazione tentata con Renault. La situazione però si ribaltò totalmente nella famosa nottata tra il 5 e il 6 giugno 2019 nel meeting in cui si sarebbe dovuta ratificare l’aggregazione Fca- Renault.
Nissan, il socio giapponese della casa transalpina, non aveva nascosto il suo malcontento per quell’operazione e nella riunione decisiva i rappresentanti dello Stato francese (soci anch’essi di Renault) sapendo di non potere fare torti agli alleati nipponici non smisero di fare nuove richieste circa la nuova società. Al punto che Elkann decise di mandare a monte l’operazione.

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