Guardare alla storia per affrontare la grande transizione dell’intelligenza artificiale che pone “comprensibili” “timori” e “ansia” fra imprenditori e lavoratori, i quali si domandano cosa resterà “del loro mestiere fra dieci anni”.
Complici gli affreschi, le statue e i reperti greci e romani del museo archeologico di Napoli dove ha tenuto il suo discorso, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, invita — di fronte ad un’Ia sempre più largamente usata nella vita quotidiana da aziende e banche — a raccogliere, come in passato, la sfida.
Occorre guardare “alle nuove opportunità, nuove professioni, nuova prosperità” che si creeranno, così come accaduto in passato.
L’Italia e l’Europa, schiacciati fra Stati Uniti e Cina, devono e possono perciò fare la loro parte: hanno “le risorse, le competenze e le istituzioni”, rileva.
Non è molto diverso, insomma, da quanto accaduto con l’introduzione delle macchine nella rivoluzione industriale, che tolse lavoro ai tessitori inglesi.
E questo accade in un momento in cui la disputa per Hormuz ricorda quella in cui Atene e Roma dipendevano dal grano che passava per “rotte marittime lontane”.
Segnali di vitalità e di adattamento del sistema economico italiano arrivano, nello stesso giorno, dal rapporto Ocse sull’Ia nella finanza del nostro paese, presentato proprio alla Banca d’Italia.
L’Ia è oramai una realtà per il 70% delle assicurazioni e il 59% delle banche, e sta comportando già miglioramenti di efficienza e produttività di rilievo.
Certo, viene usata principalmente per ottimizzare i processi interni e con funzioni di supporto, analisi dei dati, creazione di testi e sommari: attività con basso rischio in cui prevale ancora la supervisione umana.
Altri ambiti sono quelli del contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, nella lotta e nella prevenzione delle frodi, oltre che nei chatbot per l’assistenza dei clienti.
Emerge, anche qui, la necessità di adattamento dei lavoratori alla nuova realtà: un quarto delle imprese contattate per il rapporto incontra difficoltà nell’attrarre e trattenere personale con competenze in Ia.
Altri ostacoli includono la mancanza di casi d’uso rilevanti e una limitata comprensione dell’Ia da parte del management senior.
Per Carmine Di Noia, direttore per gli affari finanziari dell’Ocse, “riscontriamo una domanda di chiarezza delle regole” e di “indicazioni da parte delle autorità di vigilanza” per un comparto dove l’innovazione è molto veloce.
È importante, ha sottolineato, come nel futuro vi sia un dialogo internazionale sulle regole e sulle best practices, visto che “l’Ia nella finanza”, e non solo, “non ha confini”.
E la vice dg della Banca d’Italia, Chiara Scotti, invita a uscire dalla “fase sperimentale” ed arrivare a una diffusione affidabile attraverso test adeguati, trasparenza e gestione del rischio.
Le autorità di vigilanza, auspica, dovranno “continuare a sostenere questo processo”.








