“Questa crisi è peggiore rispetto a quella degli anni 70, se davvero dovesse interrompersi il flusso di gas, e poi di petrolio, dalla Russia. Per il gas non c’è dubbio e nemmeno per l’elettricità. Lo sono già, almeno in Europa. La Russia è il primo esportatore mondiale di gas con 240 miliardi di metri cubi all’anno, di cui il grosso, 150 miliardi, va verso l’Unione europea. Il secondo, gli Stati Uniti, ne esporta 140 di miliardi di metri cubi, ma, se si escludono i volumi mandati ai vicini Canada e Messico, non raggiunge gli 80 miliardi di metri cubi. Di fatto, per il mercato internazionale, il secondo esportatore mondiale è il Qatar, quello a cui siamo andati a chiedere maggiori volumi che, però, non li ha. Non esiste al mondo la possibilità di sostituire le esportazioni della Russia, nella migliore delle ipotesi, ci vorrebbero almeno 4 o 5 anni per portare in produzione gli investimenti che dovessero decidersi oggi”.
Lo sostiene Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
Impossibile trovare il gas che ci occorre
“Per anni nessuno ha investito in nuovi progetti, perché tutti credevano che la domanda sarebbe stata in calo. Sotto terra, in tutto il mondo, di gas ce n’è tantissimo. Il problema è produrlo e portarlo ai consumatori finali. L’Italia, il secondo importatore di gas dalla Russia con 29 miliardi di metri cubi, è in una trappola, perché tutte le misure messe in campo difficilmente possono arrivare a 10 miliardi di metri cubi di risparmio prima del prossimo inverno” sostiene Tabarelli.
Blackout controllati dell’energia
“Se si dovesse bloccare il tubo dalla Russia, allora servirebbe tagliare il riscaldamento, le forniture di gas alle fabbriche e fare black out controllati dell’energia elettrica. Rimanere al freddo e al buio, nel 1973 e nel 1979 non era accaduto. In maniera più efficiente di quanto sembrasse all’inizio, i mercati spot del gas ce lo dicono da mesi che questo è il rischio, con prezzi che in questi giorni sono a 180 euro per mega watt ora, più del doppio della media di febbraio prima della guerra, e io volte i prezzi di un anno fa” prosegue Tabarelli in una lunga analisi per Il Sole 24 Ore.
Per il momento i flussi dal tubo che arriva dalla Russia a Tarvisio sono regolari e in questi giorni è tornato a essere il nostro primo fornitore davanti anche all’Algeria, ma dovesse interrompersi, allora i prezzi andrebbero ancora su, seguiti a ruota da quelli dell’elettricità. L’incubo vissuto nella seconda metà del 2021 con bollette raddoppiate si ripeterebbe quest’anno.
Segnale dall’allarme
Dalla Germania arriva un primo segnale di allarme. Nel giorno in cui dal valico di Tarvisio (Udine) il gas proveniente dalla Russia è defluito regolarmente, con 82 milioni di metri cubi sui 300 di fabbisogno giornaliero, in Germania si è registrato uno stop.
Dopo un drastico calo nelle ultime ore, i flussi dal gasdotto Yamal-Europa che dalla Russia attraversa la Polonia e arriva in Germania si sono azzerati, secondo la tedesca Gascade che lo gestisce. Yamal è solo uno dei 3 gasdotti che la russa Gazprom utilizza per convogliare il suo gas naturale verso l’Europa e da solo vale circa il 10% delle forniture totali di gas proveniente dalla Russia.
Nel frattempo da Bruxelles l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) ha diffuso il proprio decalogo per ridurre la dipendenza dell’Ue dal gas russo, chiedendo il sacrificio di ridurre di 1 grado la temperatura dei riscaldamenti domestici e di autorizzare tasse temporanee sugli extraprofitti degli operatori dell’energia.








