In Italia sono stati investiti fino a 62 miliardi di euro in efficienza energetica nel 2025. Questo quanto emerge dall’Energy efficiency & green building report 2026 messo a punto dall’Energy&strategy della Polimi school of management, in cui si fa presente che ora, con la fine del superbonus, a trainare è il terziario.
Secondo il rapporto il 2025 ha rappresentato un punto di svolta per l’efficienza energetica in Italia: con il progressivo esaurirsi dell’effetto superbonus, si è chiusa la stagione in cui il mercato residenziale dettava il passo degli investimenti. Oggi è il terziario ad assumere il peso maggiore, dimostrando di credere nella riqualificazione energetica come leva economica, oltre che ambientale.
Lo scorso anno nel nostro Paese sono stati investiti per l’efficienza energetica tra i 53 e i 62 miliardi di euro — rileva lo studio — una cifra paragonabile a quella stanziata nel 2024 ma composta in modo molto differente. Ora risultano in crescita il terziario (da 24-28 miliardi di euro a 25-29) e l’industria (da 2,3-2,7 miliardi a 2,5-3,2), sostenuta dal Piano Transizione 5.0 pur in un quadro regolatorio ancora non soddisfacente; mentre sono “in calo, pesantemente”, il residenziale (da 33-36 miliardi a 24-27) e, leggermente, la Pa (da 2,3-3,3 miliardi a 2-2,8), che concentra gli interventi soprattutto sugli edifici nzeb (nearly zero energy building).
Il sistema italiano degli incentivi continua comunque “a offrire numerosi strumenti a supporto della transizione energetica ma la loro efficacia è indebolita da continui aggiornamenti, rimodulazioni e correzioni, da complessità procedurali e da limiti di capacità amministrativa.
Se si vuole rafforzarne l’impatto sarà quindi necessario rendere il quadro normativo più prevedibile, semplice e costante”.
Rispetto alle previsioni di investimento — si spiega nello studio — nell’ipotesi più ottimistica nel 2030 il mercato potrebbe raggiungere un valore compreso tra i 90 e i 105 miliardi di euro, con una crescita media annua dell’11%, in particolare se si arrivasse finalmente a dare stabilità al quadro normativo-regolatorio e si semplificassero gli strumenti applicativi. In uno scenario meno favorevole, sostanzialmente procedendo al ritmo attuale, potrebbe invece fermarsi tra i 64 e i 75 miliardi, con un ritmo medio inferiore al 4%, decisamente insufficiente a colmare il divario con i target Ue.
L’Italia si colloca al quinto posto tra i Paesi europei più avanzati sul fronte dell’efficienza energetica, con un energy intensity index (rapporto tra consumo lordo di energia e Pil a parità di potere d’acquisto) inferiore del 16% rispetto alla media Ue e consumi residenziali e industriali pro-capite più bassi rispettivamente del 10% e del 13%. Tra 2015 e 2024 il calo dell’intensità energetica in Italia è stato più lento e l’indice Odyssee-mure (che valuta i livelli di efficienza energetica, i trend di miglioramento e le politiche pubbliche) assegna all’Italia il 18esimo posto su 27, a causa del quadro regolatorio instabile e di un trend storico poco dinamico.








