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Ecco come funzionerà l’assistente materna, l’aiuto alle neomamme per il contrasto alla denatalità | L’analisi

L’assistente materna, figura già presente in Francia e in alcuni Paesi del Nord Europa, dal 2024 arriverà anche in Italia. Almeno queste sono le intenzioni del governo, che vorrebbe destinare a questa nuova figura una somma tra i 100 e 150 milioni nella prossima Manovra di bilancio. La misura non è stata discussa nel Consiglio dei ministri di ieri, ma è fortemente voluta dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per contrastare la denatalità. L’assistente materna dovrà aiutare le mamme dal periodo della gravidanza fino ai primi 6 mesi di vita del figlio.

L’idea del Governo è un servizio a richiesta delle mamme che dovrebbero avere a disposizione una ventina di ore di assistenza per i primi tre mesi dalla gravidanza, estendibili fino a sei mesi. In questo periodo, l’assistente materna dovrà rispondere ai tanti quesiti delle donne in gravidanza e delle neomamme, spesso alle prese con ansie e preoccupazioni nei mesi successivi al parto. Secondo le prime indiscrezioni, l’aiuto dovrebbe essere fornito per via telefonica, ma anche utilizzando i social media e a domicilio quando necessario.

Alla base di questa nuova figura c’è la carenza dei servizi per l’infanzia, più volte denunciata dalle donne, che rappresenta un grande ostacolo alla natalità. Non a caso, in Italia una mamma su cinque si licenzia e le lavoratrici madri italiane di età compresa tra i 25 e 54 anni sono, attualmente, il 57,4% contro l’88,2% dei padri. L’intenzione dell’esecutivo è anche quella di evitare un ricorso esagerato ai pediatri, spesso consultati dalle mamme per questioni non strettamente sanitarie. L’assistente materna, in ogni caso, non potrà risolvere tutti i dubbi o problemi delle neomamme, perché non sarà un medico né dovrà essere necessariamente laureata.

Per diventare assistente materna basterà frequentare un corso di formazione della durata di sei o nove mesi, mentre resta da stabilire la distribuzione di questa nuova figura sul territorio. L’obiettivo del governo è avere tre assistenti materne ogni ventimila abitanti, ma i numeri verranno definiti nel dettaglio con le Regioni. Intanto, l’assenza di un titolo di laurea, utile ad allargare il bacino delle potenziali assistenti materne, ha già scatenato le polemiche della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica, che ha scritto una lettera indirizzata al ministro della Salute Schillaci: «Ove la notizia fosse confermata, pur comprendendo il nobile fine di voler garantire un aiuto alle madri, non possiamo che esprimere la nostra più totale disapprovazione unitamente al nostro totale disappunto sulla questione».

«Le cure post-natali a sostegno della neomamma rappresentano il “core” dell’attività dell’ostetrica che, osservando e promuovendo la fisiologia, sa riconoscerne tempestivamente la deviazione e la comparsa di situazioni patologiche che possono richiedere l’intervento anche di altri specialisti». La Federazione concorda sulla necessità di aiutare le mamme italiane, e rilancia: «L’attuazione del Pnrr può rappresentare un’occasione per attivare la figura dell’Ostetrica di famiglia e di comunità e finalmente assicurare, su tutto il territorio italiano, con equità la presenza di ostetriche territoriali in numero adeguato ai bisogni della popolazione. È assurdo e ingiustificabile il fatto che ad oggi le ostetriche non siano esplicitamente previste nelle Case di Comunità e che non venga minimamente rispettato lo standard numerico di ostetriche necessario a garantire una presenza capillare sul territorio», si legge nella parte finale della lettera al ministro Schillaci.

Di tutt’altro tenore la reazione di Pro Vita & Famiglia Onlus: «Ci sembra ottima l’idea di professionalizzare figure che possano aiutare concretamene neogenitori alle prime armi con tante nuove sfide e fragilità in un contesto sociale sempre più disgregato. Registriamo da tempo un crescente senso di solitudine e quasi di abbandono sociale soprattutto da parte delle neomamme, che si manifesta spesso già durante la gravidanza e che può addirittura indurre a preferire l’aborto alla nascita del figlio», ha commentato Maria Rachele Ruiu, membro del direttivo di Pro Vita & Famiglia onlus sulla nuova professione di assistente materna.

Con l’indice di fecondità tra i più bassi d’Europa (1,24 figli per donna) e il record negativo di 400.000 nascite in meno nel 2022, il sistema Paese ha sempre più urgenza di invertire il trend. Secondo il rapporto Save the Children 2022 “Le equilibriste”, nel 2020, in Italia, il 77,2% delle dimissioni volontarie dal lavoro hanno riguardato le lavoratrici madri, che segnalano come motivazione più frequente la difficoltà di conciliazione della vita professionale con le esigenze di cura dei figli. Ben il 38% ha indicato la mancanza di servizi di cura come causa principale delle dimissioni. Complessivamente, il 98% delle donne ha dichiarato di avere difficoltà a conciliare lavoro e figli, per le carenze nei servizi di cura mentre il 96% ha problemi legati all’organizzazione del lavoro. Per gli uomini, invece, il motivo prevalente di dimissioni è il passaggio ad altra azienda.

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