Invidiata, visitata, raccontata in migliaia di libri, unica nel suo genere. Se da un giorno all’altro il Paese si risvegliasse senza il capoluogo toscano, ci sentiremmo tutti derubati di una nostra ricchezza. Ebbene, Firenze è sparita. Non è un film di fantascienza; non è nemmeno un trucco di qualche bravo illusionista. L’Istat – scrive Il Messaggero -informa che, tra il 2013 e il 2022, hanno lasciato il paese oltre 350.000 giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni: una cifra che equivale proprio alla popolazione di Firenze.
Certo, non è la stessa cosa: ma è possibile affermare con totale sicurezza che la perdita non sia addirittura peggiore?
Perché ad andarsene è stata proprio quella parte di popolazione che il paese dovrebbe valorizzare e coccolare di più, l’unica che può garantire un futuro alla nostra società e, aspetto certo non secondario, risorse sufficienti per mantenere un sistema di welfare sempre più in crisi. E non è finita – scrive Il Messaggero -, perché moltissimi tra questi giovani sono anche laureati. In media, nei dieci anni considerati, il 38% dei giovani espatriati era già in possesso di un titolo di istruzione terziaria (laurea, master o dottorato).
Questa media nasconde inoltre una tendenza drammatica: se nel 2013 la quota di laureati su totale di giovani che lasciavano il nostro Paese era del 30%, nel 2023 era pari alla metà: il 50,6%. Dà un po’ di respiro il flusso di immigrazioni di stranieri: ma si tratta di giovani generalmente meno qualificati. Poiché gran parte di chi si trasferisce è donna, inoltre, potenziare politiche di conciliazione dei tempi di lavoro e famigliari potrebbe aiutare. Ancora: la politica potrebbe valorizzare e potenziare le reti dei giovani espatriati, oggi intercettati, ma solo localmente, dai vari Comitati degli italiani all’estero.
Tuttavia – sottolinea Il Messaggero -, questo non è sufficiente: serve una risposta dal mondo imprenditoriale, in particolare, che valorizzi gli sforzi fatti dai ragazzi e ne riconosca, non solo simbolicamente, le competenze. Non ci sono grandi alternative: in assenza di una risposta, chi potrà se ne andrà. Portando via al nostro Paese un capitale unico e invidiato. Proprio come la città di Firenze.








