Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro: «Per sostenere la famiglia serve un aumento salariale costante»

Cerca
L'AUTORE DELL'ARTICOLO
ANALISI E SCENARI
OSSERVATORIO IDEE
OSSERVATORIO IMPRESE

Salari, famiglia e demografia: la posizione di Durigon

La questione demografica passa anche dal lavoro e dalla capacità delle famiglie di contare su redditi adeguati. È questa la riflessione proposta da Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, intervenuto al dibattito “La demografia cambia la società”, organizzato a Roma a Palazzo dell’Informazione nell’ambito della sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell’evoluzione demografica.

Nel suo intervento, Durigon ha evidenziato le misure adottate dal Governo a sostegno delle famiglie e del lavoro, sottolineando però la necessità di un cambiamento più ampio per affrontare le conseguenze della crisi demografica.

«Serve un aumento salariale costante»

Secondo il sottosegretario, gli interventi realizzati finora rappresentano un passo importante, ma non ancora sufficiente.

“Questo Governo ha fatto tanto per le famiglie, ha messo in campo molte azioni. Il salario giusto è sicuramente un aspetto sul quale questo Governo è intervenuto”, ha affermato Durigon.

Il riferimento è in particolare al taglio del cuneo fiscale.

“Il taglio del cuneo da 10 miliardi, credo, sia stato un intervento molto consistente da parte di questo Governo. Ma credo che non sia sufficiente per il cambio culturale che serve oggi in Italia per affrontare la questione demografica”, ha spiegato.

Durigon ha quindi ribadito la contrarietà all’introduzione del salario minimo come soluzione al problema delle retribuzioni.

“Invece del salario minimo, che avrebbe portato a una deflagrazione della contrattazione e quindi avrebbe avuto un effetto di abbattimento verso il basso, noi abbiamo bisogno di un aumento salariale costante, che vada verso l’alto e non verso il basso, sia un presupposto importante”, ha dichiarato.

Gli investimenti del Pnrr e la richiesta di maggiore flessibilità

Nel corso del dibattito, il sottosegretario ha richiamato anche il ruolo degli investimenti realizzati attraverso il Pnrr, soffermandosi sulle misure dedicate alla formazione e al lavoro.

“Con il Pnrr gli investimenti sono stati importanti, anche al Sud. Abbiamo investito molto sulla formazione, sugli incentivi e anche sulla preparazione dei nostri lavoratori”, ha affermato.

Secondo Durigon, il percorso deve proseguire nei prossimi anni, concentrando le risorse disponibili su ambiti che non hanno ancora prodotto effetti concreti.

“Oggi abbiamo bisogno di continuare questo percorso, indirizzando le risorse che abbiamo a disposizione su temi che ancora, purtroppo, non hanno avuto una ricaduta concreta attraverso il Pnrr”, ha spiegato.

Da qui la richiesta di una maggiore flessibilità a livello europeo.

“Occorre reincentivare queste risorse e far capire anche all’Europa che abbiamo bisogno di un po’ più di flessibilità, perché oggettivamente, altrimenti, non usciremo con la marcia giusta da questa fase”, ha aggiunto.

Giovani, lavoro e sostenibilità del sistema pensionistico

Durigon ha poi affrontato il tema della previdenza, collegandolo direttamente alla permanenza dei giovani nel mercato del lavoro italiano.

“Pensare che il sistema pensionistico si possa sorreggere con l’aumento delle persone che permangono nel sistema lavorativo a un’età avanzata, è sbagliato”, ha dichiarato.

Per il sottosegretario, il cambiamento del mercato del lavoro e l’ingresso dell’intelligenza artificiale nell’economia rendono ancora più importante trattenere i giovani nel Paese.

“Far rimanere in Italia i giovani per dare una forza lavoro più efficiente alle aziende, secondo me, è più importante della spesa pensionistica”, ha affermato.

Durigon ha ricordato che la spesa pensionistica ammonta a circa 326 miliardi di euro annui, mentre il livello record dell’occupazione genera circa 296 miliardi.

“Anche un bambino delle elementari capisce che il sistema pensionistico non si sorregge”, ha osservato, aggiungendo che il datore di lavoro dei pensionati è lo Stato e che una parte rilevante della spesa torna nelle casse pubbliche attraverso l’Irpef.

“Il nostro sistema pensionistico, che per anni ci hanno raccontato come una piramide destinata a crollare, in realtà si sorregge”, ha sostenuto.

Previdenza complementare e fondi pensione

Il sottosegretario ha inoltre evidenziato il ruolo della previdenza integrativa e dei fondi pensione per garantire trattamenti adeguati alle future generazioni.

“Secondo le proiezioni, andando avanti negli anni, avremo pensioni sempre più povere”, ha avvertito.

Per questa ragione, Durigon ha richiamato il potenziamento del secondo pilastro previdenziale.

“Il Governo ha potenziato quella che è stata una grande invenzione della contrattazione collettiva: il secondo pilastro previdenziale”, ha spiegato.

Particolare attenzione è stata dedicata al Trattamento di Fine Rapporto.

“Il Tfr deve diventare un investimento del lavoratore, finalizzato a garantire un reddito pensionistico più congruo rispetto alle necessità future”, ha dichiarato.

Secondo il sottosegretario, occorre inoltre continuare a sviluppare il mercato dei fondi previdenziali e rafforzare gli strumenti di tutela per i futuri pensionati.

La sfida della long term care

Tra i temi indicati come prioritari compare anche quello della long term care, definita da Durigon come assicurazione sanitaria per i futuri pensionati.

“Se riusciremo a costruire un sistema in cui questi elementi si integrano e si completano a vicenda, credo che potremo dare un respiro importante ai pensionati di domani”, ha affermato.

L’obiettivo, secondo il sottosegretario, è costruire un sistema previdenziale capace di sostenere il ricambio generazionale e garantire una maggiore sicurezza economica nel lungo periodo.

«Vedere 350 mila giovani che lasciano il Paese è un colpo al cuore»

Nelle conclusioni del suo intervento, Durigon è tornato sul tema dell’emigrazione giovanile, indicandolo come una delle principali criticità per il futuro dell’Italia.

“Dobbiamo fare in modo che ci sia un vero investimento pensionistico: mirato, selezionato e capace di favorire quel ricambio generazionale di cui oggi abbiamo bisogno”, ha dichiarato.

Allo stesso tempo, ha ribadito la necessità di creare condizioni favorevoli per trattenere i giovani nel Paese.

“Dobbiamo creare le condizioni affinché i nostri giovani rimangano in Italia. Questo sarà un compito fondamentale”, ha affermato.

Infine ha concluso: “Perché, oggettivamente, vedere 350 mila giovani che lasciano il Paese è un colpo al cuore. Ed è anche un investimento sprecato, perché si tratta di ragazze e ragazzi formati nelle nostre università”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.