Firmato dal Ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale, Luigi Di Maio, il “Patto per l’Export”. Alla Farnesina, presenti ministri, viceministri, sottosegretari e rappresentanti delle associazioni di categoria e del mondo economico-finanziario. “Ci siamo lasciati con tutti voi alla riunione del 3 marzo quando l’epidemia da Covid-19 era confinata ad una piccola porzione del territorio nazionale – ha detto Di Maio – abbiamo superato il periodo più buio di questa crisi sanitaria: ora il Paese può ripartire, con cautela ma con coraggio. E, finalmente, il motore del Made in Italy, asset strategico per eccellenza dell’economia e della imprenditoria italiane, può tornare a correre. Abbiamo vissuto un periodo straordinariamente complesso, senza precedenti nella nostra storia – ha continuato il Ministro – il Patto per l’Export è uno strumento che recepisce le richieste di cui ci avete reso partecipi e che hanno ispirato una nuova strategia per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo”
“Una strategia certamente ambiziosa, ma solida, che si regge su sei pilastri – ha detto – il primo pilastro, è la comunicazione, cui abbiamo dedicato la più grande gara pubblica in materia. Dai tavoli settoriali e dal confronto con le associazioni è emerso chiaramente che la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale, di costruzione di una nuova e più forte narrazione dell’Italia all’estero – ha spiegato Di Maio – il secondo pilastro, riguarda la formazione e l’informazione. Due parole chiave per tutte quelle Pmi che offrono eccellenze, ma che ancora non esportano e per le quali lo Stato deve mettere a disposizione tutta una gamma di strumenti di sostegno. Terzo pilastro è l’e-commerce anche perché le piattaforme digitali, anche al termine dell’emergenza, giocheranno un ruolo ancora più determinante nella crescita del commercio globale. Quarto pilastro – ha continuato Di Maio – il sistema fieristico. Il Patto che andiamo a sottoscrivere oggi prevede passi concreti molto chiari: rafforzare la partecipazione delle PMI alle fiere internazionali che si svolgono in Italia e all’estero; attrarre buyer e VIP con programmi speciali e personalizzati per i territori – ha continuato – e questo mi porta al quinto pilastro, ovvero la promozione integrata. Tutte le eccellenze del “Made in Italy” nei diversi settori: economico, culturale, scientifico e tecnologico, verranno rilanciate come appartenenti a un unico sistema. Infine, sesto pilastro, la finanza agevolata. Uno strumento irrinunciabile, soprattutto in questo momento storico: mi riferisco ai contributi a fondo perduto, ai finanziamenti a tassi agevolati, ai sistemi di garanzia, all’accesso al capitale di rischio, che stiamo offrendo con diverse misure di supporto, che vadano incontro alle esigenze di aziende più strutturate, ma anche di giovani imprenditori e di start-up – ha concluso Di Maio – con questo Patto, apriamo pertanto un nuovo cantiere, il cantiere del Made in Italy nel mondo, al quale dovremo inevitabilmente approcciarci con grande umilta’ e spirito di servizio, verso il nostro Paese e verso tutti i nostri cittadini”.
“Il Patto per l’Export è un grande patto – ha dichiarato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri – è stato un processo inclusivo e approfondito che ha portato alla ricognizione delle criticità e la definizione dei principi e di 6 importanti pilastri strategici per fare un salto di qualità nell’azione che il nostro paese deve svolgere per sostenere uno dei vettori fondamentali della sua crescita e del suo sviluppo. Credo ci sia stato anche un grado significativo di lungimiranza perché durante i mesi del Covid il lavoro non è stato interrotto, ma anzi è stato rilanciato anche sotto il profilo finanziario delle risorse che abbiamo sempre stanziato con i vari provvedimenti approvati che erano incentrati sull’emergenza, ma che contenevano anche profili per una concreta ripartenza – ha aggiunto Gualtieri – sappiamo bene la quota del nostro prodotto che deriva dall’esportazioni e sappiamo anche le potenzialità ancora inespresse delle nostre imprese e anche che poi c’è un circolo virtuoso tra internalizzazione, attrazione degli investimenti e innovazione del nostro sistema produttivo. Dunque noi – ha concluso – abbiamo la possibilità di affrontare questa sfida, anche dopo l’emergenza Covid, e cogliere queste opportunità”.
“Cassa Depositi e Prestiti vuole aderire con entusiasmo a questo patto con due anime, quella finanziaria e quella operativa, perché riteniamo che l’export sia un volano per lo sviluppo del paese – ha detto l’a.d di Cdp, Fabrizio Palermo – Cdp si è mossa da subito a sostegno delle iniziative che riguardano l’export sul fronte finanziario ma anche rivolgendosi alle varie filiere che vanno dall’energia alla meccanica che fanno parte anche delle nostre partecipate. Crediamo fortemente – ha continuato – che i 3 assi evidenziati ovvero digitale, innovazione e formazione rappresentano elementi fondanti sui quali avviare lo sviluppo nei prossimi anni. Dunque, aderiamo al Patto che vediamo come una possibilità ulteriore di rilanciare l’Italia e lo sviluppo delle nostre imprese”.
“L’Abi e le banche oggi sono fortemente impegnate nella gestione delle moratorie e l’erogazione dei finanziamenti garantiti e in questo contesto è importante la collaborazione con Sace, Cdp e Medio Credito Centrale – ha affermato Giovanni Sabatini, direttore generale dell’Abi – ed è per questo che oggi accogliamo con grande favore la proposta di aderire al Patto per l’Export che oltre a fornire indicazioni utili alle imprese per dotarle di strumenti utili fornisce anche indicazioni per il reperimento delle risorse necessarie. Tuttavia – ha concluso – è fondamentale che all’attività di anticipazione di liquidità alle imprese per fronteggiare l’emergenza se ne affianchi una finalizzata alla loro ripresa e alla loro affermazione sui mercati internazionale”.








