Gli aiuti sulle bollette sono stati rapidi e importanti, ma serve «una risposta strutturale che passi anche attraverso un mix energetico aperto a tutte le tecnologie efficienti e pulite disponibili». Ad affermarlo è Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.
«Il punto di partenza è capire le dinamiche degli ultimi mesi» spiega in un’intervista con La Stampa. «Abbiamo assistito a una forte accelerazione della domanda non solo in Europa, che sconta la mancanza di riserve e produzione proprie, ma in tutto il mondo. Per essere chiari: la dinamica è di mercato, la Russia ha rispettato gli accordi. Anche loro pagano il boom della domanda unito ai due anni di Covid in cui sono mancati gli investimenti. Per fornire più gas dovrebbero fare pozzi, impianti, tubi, potenziare le scorte. La via d’uscita non si improvvisa».
Secondo Descalzi «oggi tra offerta e domanda c’è una forbice del 4-5% che costringe a pescare nelle scorte. Finché non sarà ristabilito un equilibrio i prezzi rimarranno inevitabilmente alti. Il livello di investimenti complessivi era di 850 miliardi all’anno prima della pandemia, poi crollati a 300 e ora in risalita, ma solo a 500».
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