La nuova grande sfida dell’epoca post-pandemica è quella dell’energia. I rincari, come ha sottolineato Francesco Manacorda, cominciano già a farsi sentire. «Ieri» spiega «nel primo giorno in cui il colosso di stato russo Gazprom avrebbe dovuto finalmente cominciare a rifornire le riserve della Germania con il suo gas, calmierando in qualche modo la folle corsa dei prezzi dell’energia in tutta Europa, i condotti tedeschi sono rimasti a secco, nulla è arrivato».
«Il prezzo del combustibile, come prevedibile, ne ha subito risentito, schizzando verso l’alto e soprattutto innescando una nuova ondata di timori su ulteriori rialzi dei prezzi» scrive su Repubblica. «Il mondo attende — con poche illusioni — da Glasgow una soluzione che ci porti verso un futuro a zero emissioni, ma intanto è proprio da Mosca che arriva chiaro e forte il messaggio che la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili non sarà una questione di anni, ma un lungo e difficile percorso in cui peseranno ragioni geopolitiche e fattori climatici, scelte di lungo periodo e decisioni di politica economica».
«La transizione energetica non sarà dunque un colpo secco di timone verso una nuova direzione, ma dovrà trasformarsi in un mosaico paziente di misure che guardino tutte allo stesso obiettivo. Rafforzare gli approvvigionamenti e lo stoccaggio di gas, puntare in ogni modo all’efficienza energetica, investire sulle fonti alternative, battere strade finora non troppo frequentate come quella della produzione dell’energia da biomasse, delle sperimentazioni per produrre idrogeno, del — pur contestato — stoccaggio della CO2. Anche perché la primavera arriverà, e con quella i prezzi del gas torneranno si spera a calare, ma non è detto che il prossimo inverno sia più facile».
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