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Istat: Italia in declino demografico, -1,5 milioni dal 2014

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Il declino demografico al centro del convegno dell’Aquila

L’Italia attraversa una fase di declino demografico ormai consolidata. Il tema è stato al centro del convegno “Aree interne, natalità e politiche per la famiglia – Prospettive per una nuova coesione territoriale”, svoltosi a L’Aquila e dedicato allo spopolamento delle zone montane e rurali, con particolare attenzione alla Regione Abruzzo.

Nel corso dell’incontro, promosso da Cisl, Forum delle associazioni familiari e Confassociazioni e condotto da Massimo Alesii, presidente dell’associazione Borghi del Respiro, istituzioni, mondo accademico e terzo settore si sono confrontati sulle dinamiche demografiche e sulle possibili risposte territoriali.

Chelli: popolazione in calo da oltre un decennio

Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha evidenziato la portata del fenomeno intervenendo durante i lavori. “Siamo in una fase di declino demografico ormai da diversi anni: dal 2014 registriamo un calo di circa un milione e mezzo di persone in Italia” ha affermato.

Secondo Chelli, la riduzione della popolazione dipende soprattutto dal saldo naturale negativo, con i decessi che superano stabilmente le nascite. “La situazione migratoria è molto positiva, ma per quanto sia positiva non riesce a ristabilire l’equilibrio” ha aggiunto, sottolineando come il fenomeno coinvolga anche l’Abruzzo con dinamiche più accentuate rispetto alla media nazionale e caratteristiche simili a quelle del Mezzogiorno, dove incide anche il saldo migratorio interno negativo verso il Centro-Nord.

Aree interne e coesione territoriale

Il convegno ha posto particolare attenzione alle aree interne, considerate un nodo centrale della tenuta demografica del Paese. Aprendo i lavori, Massimo Alesii ha sottolineato il valore strategico dei territori più fragili affermando: “Le aree interne non sono una periferia da assistere, ma un pezzo di Paese da tenere in vita con scelte concrete”.

Il dibattito ha evidenziato come lo spopolamento non rappresenti soltanto un problema statistico, ma incida direttamente sulla sostenibilità sociale ed economica delle comunità locali.

Politiche familiari e “degiovanimento” della popolazione

Nel confronto è intervenuto anche Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, che ha richiamato l’attenzione sulla struttura demografica del Paese parlando di “degiovanimento” e di una popolazione che “non sta in piedi così com’è”.

Tra le priorità indicate figurano il sostegno alle donne, la conciliazione tra lavoro e cura, una maggiore condivisione dei compiti familiari e politiche rivolte ai giovani, che entrano tardi nel mercato del lavoro e spesso scelgono di lasciare l’Italia.

Il ruolo delle comunità locali

Ad aprire il convegno è stato il saluto dell’arcivescovo dell’Aquila, Antonio D’Angelo, che ha richiamato la necessità di preservare comunità e servizi nei territori più fragili, evidenziando come la tenuta demografica dipenda anche dalla possibilità per famiglie e anziani di restare nei propri paesi senza dover affrontare spostamenti per bisogni essenziali.

Il confronto ha così collegato direttamente il tema della natalità alla qualità dei servizi territoriali e alla permanenza delle persone nelle comunità locali, indicando nella coesione territoriale uno degli elementi chiave per affrontare la crisi demografica.

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