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Mario Deaglio (La Stampa): «L’Italia è in ripresa, ma la strada è molto lunga: bisogna allungare lo sguardo»

L’Italia è in ripresa, ma, come ha ricordato il premier Mario Draghi a Confindustria, «la strada è molto lunga». Non bisogna dimenticare, infatti, che la crescita a cui stiamo assistendo è dovuta a «un rimbalzo, legato alla forte caduta produttiva del 2020». Lo sottolinea Mario Deaglio, rimarcando che rispetto alla «flessibilità e al pragmatismo» mostrati dal premier, «gli applausi non bastano».

«Tutto questo» scrive l’editorialista su La Stampa «è logicamente coerente ma non si può dimenticare che la strada è molto lunga e lo stesso Presidente del Consiglio ha detto apertamente che la crescita attuale è un rimbalzo, legato alla forte caduta produttiva del 2020. E come si fa a trasformare un rimbalzo che annulla le perdite dell’anno scorso in un movimento positivo di lungo periodo che non solo aumenti le risorse a disposizione degli italiani ma anche le ridistribuisca in modo meno diseguale?»

«La risposta sta in quell’impronunciabile sigla, Pnrr, ossia Piano nazionale di ripresa e resilienza, che qualsiasi esperto in relazioni pubbliche avrebbe bocciato in quanto poco comprensibile ai più e tale da alimentare un senso di oscurità e di sospetto. In realtà, il Pnrr è una scatola ancora largamente vuota ma che si sta riempendo molto velocemente, a cominciare dalle riforme giudiziarie approvate a tamburo battente in questi giorni».

«Il Pnrr è sicuramente necessario ma sarebbe altrettanto sicuramente insufficiente se non risultasse accompagnato da un impegno, diffuso e largamente condiviso a tutti livelli, non solo a sopravvivere ma anche a raggiungere obiettivi di lungo periodo. Per questo è necessaria un’intensa riflessione sui decenni futuri e su ciò che possiamo e dobbiamo fare per i nostri figli e nipoti, sul ruolo – non solo economico – dell’Italia in Europa e nel mondo».

«Bisogna quindi non solo alzare ma anche allungare lo sguardo. Per intanto, lo sguardo basta allungarlo a questo fine settimana: i risultati delle elezioni tedesche di domenica ci influenzeranno profondamente. A cominciare da quando Draghi era a capo della Bce, l’atteggiamento di Berlino nei confronti dell’Italia è diventato decisamente meno diffidente e più favorevole. Continuerà così con chi sostituirà Angela Merkel nella carica di Cancelliere? E non si tratta solo dell’Italia: l’influenza del nuovo governo tedesco sarà probabilmente decisiva sul processo di coesione europea».

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