“Occorre dare vita a un Fondo europeo per l’autonomia energetica, con una funzione forte, esplicita e permanente di acquisto comune di energia, a partire dal gas.
Un simile strumento deve concentrare la domanda europea, rafforzare il potere negoziale dell’Unione, ridurre la frammentazione tra Stati membri, contenere la speculazione, stabilizzare i prezzi e proteggere la base industriale continentale”.
È quanto propone la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, in un intervento su Il Sole 24 Ore.
“La struttura del nostro sistema produttivo – osserva Fumarola – rende l’Italia più esposta di altri partner europei agli effetti di nuovi rialzi dei prezzi energetici.
L’Unione europea, dopo gli shock degli ultimi anni, ha costruito strumenti importanti, ma ancora insufficienti rispetto alla dimensione della sfida.
Oggi esistono meccanismi utili di coordinamento, a partire dalla piattaforma comune per il gas e dagli strumenti collegati a REPowerEU.
Tuttavia continua a prevalere una logica a pacchetto, vale a dire una risposta composta da misure diverse, distribuite su più strumenti, su più fondi e su più canali decisionali, spesso utili ma non pienamente integrati tra loro, privi di una regia unitaria e di una vera capacità comune di intervento sugli approvvigionamenti e sulla stabilizzazione dei prezzi.
È una logica che somma interventi, ma non costruisce ancora una politica energetica europea realmente comune”.
Per la leader della Cisl, “è necessario compiere un salto di qualità politico e istituzionale.
Occorre superare questa frammentazione attraverso un Fondo europeo per l’autonomia energetica.
Non si tratta soltanto di coordinare risorse già esistenti, ma di costruire una leva europea capace di governare gli approvvigionamenti energetici come questione strategica comune.
Questo Fondo dovrebbe inoltre coordinare in modo coerente gli investimenti su reti, stoccaggi, interconnessioni, fonti rinnovabili, efficienza energetica, riconversione industriale e diversificazione delle fonti, evitando dispersioni, sovrapposizioni e ritardi.
Accanto alla necessaria iniziativa europea – sottolinea Fumarola – la Cisl ritiene indispensabile aprire anche a livello nazionale un dialogo sociale strutturato sulle grandi scelte di politica energetica e industriale.
È necessario che il confronto con le parti sociali diventi stabile e sostanziale nell’attuazione del Pniec e nella costruzione del Libro bianco sull’industria, perché energia e politica industriale non possono essere affrontate separatamente.
Il nodo dei costi energetici, della sicurezza degli approvvigionamenti, della decarbonizzazione, della tutela dell’occupazione e della competitività delle filiere strategiche richiede una sede permanente di confronto, capace di collegare transizione, investimenti, lavoro e coesione sociale”.








