L’invecchiamento della popolazione preoccupa anche il sistema bancario, che si sta attrezzando sempre più sia per assistere le nuove esigenze della clientela, sia per mitigare le conseguenze della riduzione della popolazione attiva dal punto di vista lavorativo.
L’aumento della pressione sui sistemi di welfare che deriverà nei prossimi anni.
“Gli indici di dipendenza peggiorerebbero in modo significativo: se oggi 100 persone in età lavorativa sostengono 48,6 persone tra giovani e anziani, nel 2050 dovrebbero sostenerne 71,9” – ha detto ieri il dg dell’Abi, Marco Elio Rottigni, in occasione dell’audizione presso la commissione di inchiesta sugli effetti della transizione demografica – “L’incidenza degli anziani sulla popolazione in età da lavoro passerebbe dal 30,5% al 52,8% nel 2050”.
Le implicazioni sul sistema pensionistico sono inevitabili.
“Nel 2024 la spesa pensionistica ha raggiunto i 337 miliardi di euro (15,4% del Pil”) – ha aggiunto – “Secondo le proiezioni della Ragioneria dello Stato, tale spesa salirebbe a un picco poco superiore al 17% nel 2040, per poi ridursi verso il 14% negli anni Settanta.
Pur restando solido il profilo di sostenibilità, aumenterebbero i rischi di pensioni non adeguate: il tasso di sostituzione netto scenderebbe dall’82% attuale al 64% nel 2070, con una riduzione di oltre il 20% dell’assegno.
Per carriere discontinue o frammentate crescerebbe il rischio di pensioni non adeguate”.
Rottigni ha ricordato come queste dinamiche incidano sulle imprese.
“In Italia operano circa 4 milioni di imprese, nel settore dell’industria e dei servizi; nel 2023 il turnover netto è risultato solo leggermente positivo, con forti differenze settoriali.
Si pone inoltre un rilevante tema di ricambio generazionale: le imprese guidate da under 35 rappresentano solo l’11,8% del totale” – ha osservato.
La Banca d’Italia, ha ricordato il dg, prevede nei prossimi 25 anni una flessione del Pil dello 0,9% annuo, mentre il Pil pro capite diminuirebbe dello 0,6% annuo per il calo della popolazione.
Rottigni si è detto fiducioso del fatto che questo percorso non sia irreversibile, ma anche in Italia più che altro ci sono quattro leve, in termini di risorse di lavoro e capitale umano, sulle quali agire perché non sono utilizzate oggi con sufficiente efficacia.
Tra questi ci sono i *“giovani, che in Italia registrano tassi di occupazione inferiori rispetto alla media europea; le donne, il cui tasso di occupazione resta strutturalmente più basso; i saldi migratori che possono contribuire a riequilibrare la popolazione in età attiva; il capitale umano, in particolare la quota di occupati con istruzione universitaria, che incide direttamente sulla *produttività” – ha detto.
Rottigni ha sottolineato la disponibilità del settore bancario a collaborare “con le istituzioni alla definizione di misure ad hoc a favore delle fasce di popolazione che più sono soggette agli effetti negativi dell’**evoluzione demografica”.








