“Il Financial Times ieri sollevava un tema che è fondamentale per gli sviluppi economici e politici in Italia non solo per il prossimo anno, ma anche nel medio periodo. Cerchiamo di capire perché”.
Così dice Carlo Cottarelli ricordando i risultati raggiunti fin qui dall’esecutivo e perorando la causa di Draghi premier: “Per quanto importanti, i passi fatti restano da completare. Infatti – sottolinea l’economista – le riforme approvate o in via di approvazione utilizzano spesso lo strumento della legge delega: il Parlamento delega il governo a scrivere decreti legislativi aventi forza di legge, ponendo solo dei vincoli, più o meno stretti, che dovranno essere rispettati.
“È così per la riforma della giustizia civile, per quella della giustizia penale, per parti della riforma della concorrenza e, soprattutto, per la riforma del fisco dove la legge delega in corso di approvazione in parlamento contiene vincoli particolarmente vaghi, lasciando quindi un amplissimo grado di discrezionalità al governo”.
“Ovvio che risulterà cruciale chi sarà responsabile nel 2022 dei decreti legislativi necessari per il completamento delle riforme ora avviate, nonché degli ulteriori passi previsti dal Pnrr nel prossimo anno” argomenta l’economista.
“Qualcuno potrebbe notare che Draghi serve anche come presidente della Repubblica. Vero. Ma, visto che non lo si può clonare, occorre scegliere tra le due posizioni, soprattutto ora che sembra che il presidente Mattarella non sia disponibile per un secondo mandato (cosa che, al di là dei motivi personali, mi sembra anche preferibile da un punto di vista istituzionale)”.
“Tutto questo ci dice che, per quanto importanti siano i risultati ottenuti nel corso degli ultimi dieci mesi, una conclusione prematura di questo governo vada evitata. La recente promozione da parte dell’agenzia di rating Fitch e il giudizio positivo dato dalle organizzazioni internazionali su quanto fatto dal governo italiano indica che anche a livello internazionale il recente progresso viene apprezzato”.
Ma che esistano ancora forti incertezze sul futuro dell’Italia, a mio giudizio condizionale dall’incertezza sul futuro del governo, è provato dal persistere dello spread”.
“Draghi sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, ma altri eccellenti candidati (uomini e donne) sono disponibili. Sostituirlo come presidente del Consiglio – conclude – sarebbe molto più difficile”.








