“Oggi i numeri parlano chiaro: soltanto tra il marzo scorso, data d’inizio dei bombardamenti in Iran, e fine maggio, le scorte globali di petrolio sono crollate di 35 milioni di barili, principalmente scorte governative dei Paesi Ocse, più quelle cosiddette on water, cioè petrolio trasportato via mare.
L’utilizzo di queste scorte ha fatto sì che i prezzi oscillassero, rimanendo tuttavia sotto controllo.
È chiaro però che, se lo Stretto di Hormuz dovesse restare chiuso, potrebbero aspetterci momenti complessi”.
Lo afferma l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, in un’intervista a Il Sole 24 Ore.
“Minimizzare il problema e cercare di mantenere il prezzo basso solo tramite annunci, senza considerare le possibili misure di mitigazione, è rischioso” aggiunge “non serve essere allarmisti e pessimisti a oltranza, ma in certe situazioni occorre capire cosa sta accadendo e agire di conseguenza”.
Secondo Descalzi “a livello europeo dobbiamo partire da questa sequenza inedita di crisi per affrontare finalmente il tema nella sua piena complessità” e quindi “riorganizzare una strategia di sicurezza energetica, serve investire in una nuova geoeconomia globale dell’energia tramite la diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento.
E la diversificazione dev’essere per fonti produttive e geografica”.
Per l’A.d. di Eni una svolta “è indispensabile e occorre sia radicale: occorre riprendere a investire per diversificare.
Sarà essenziale diversificare fonti energetiche e aree geografiche, integrare il business lungo l’intera catena del valore, continuare a migliorare le tecnologie per ridurre i rischi e creare opportunità di crescita”.








