Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

[L’Intervento] Claudio De Vincenti e Amedeo Lepore (economisti): «Un nuovo sud a 70 anni dalla Cassa per il Mezzogiorno»

Next Generation Italia. Un nuovo sud a 70 anni dalla Cassa per il Mezzogiorno“. E’ questo il titolo del libro edito da Rubbettino editore a cura degli economisti Claudio De Vincenti e Amedeo Lepore, di cui riportiamo integralmente la prefazione.

Gli scritti contenuti in questo volume sono il frutto del confronto e dell’elaborazione avviati con il Convegno organizzato dall’Associazione Merita – Meridione Italia e dal Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli in occasione della ricorrenza dei 70 anni della Cassa per il Mezzogiorno. Quell’iniziativa – e, di conseguenza, il libro che ne è scaturito con il contributo dei partecipanti – non è stata una mera celebrazione, ma un’opportunità per riconnettere una riflessione sull’età d’oro della storia repubblicana con la complessità del tempo attuale e con le prospettive del Paese nel suo insieme.

L’istituzione della “Cassa per opere straordinarie di pubblico interesse nell’Italia meridionale” nel 1950 fu un fatto senza precedenti, che ha segnato le vicende dell’Italia e, in particolare, le modalità dell’intervento pubblico per la ripresa produttiva e la crescita economica. Il contesto internazionale successivo alla seconda guerra mondiale e agli accordi di Bretton Woods fornì un impulso energico alle strategie di sviluppo, favorendo le riforme per la modernizzazione dell’agricoltura, delle infrastrutture e dell’industria nel Mezzogiorno. Dopo la prima fase della Cassa, orientata essenzialmente agli interventi di infrastrutturazione, il 1957 segnò una svolta ulteriore: in significativa coincidenza, si avviarono l’opera di industrializzazione del Sud e la formazione della Comunità Economica Europea, dimostrando che il futuro del Mezzogiorno e dell’Italia era strettamente connesso alla capacità di innestarsi in una frontiera molto più ampia del semplice orizzonte nazionale.

In questo quadro, si realizzò una convergenza inedita, fatta di almeno tre scenari concomitanti di avvicinamento: il catching up tra l’Europa e gli Stati Uniti, quello tra l’Italia e i Paesi più avanzati dell’Europa e quello tra il Sud e il Nord. Di almeno due di questi processi fu protagonista il Mezzogiorno, che contribuì, con il grande impulso delle opere infrastrutturali e degli investimenti industriali, al miracolo economico italiano. Secondo Gabriele Pescatore, la Cassa rappresentò un’esperienza italiana per lo sviluppo perché fu contemporaneamente un modello di riforma dell’amministrazione pubblica, un esperimento di programmazione e coordinamento della crescita, un organo autonomo e straordinario dello Stato che, nei fatti, si faceva ordinario. In questo modo, si inverava l’insegnamento di Francesco Saverio Nitti e Alberto Beneduce per un’iniziativa pubblica in grado di agire con l’efficienza e l’efficacia di un’impresa.

Pasquale Saraceno, Rodolfo Morandi, Donato Menichella e Francesco Giordani, insieme agli altri uomini del “primo Iri”, furono i protagonisti della stagione del “nuovo meridionalismo”, inaugurata con la costituzione della Svimez nel 1946. Dopo i notevoli successi del primo ventennio di attività della Cassa per il Mezzogiorno, il quadro cominciò a farsi più fosco, depotenziando il percorso precedente di rapida e consistente avanzata del Sud. Con la crisi internazionale degli anni Settanta, che svelava la fine del fordismo e metteva in discussione la spinta propulsiva delle politiche keynesiane dell’epoca, e con l’involuzione dell’intervento straordinario, l’Italia entrava in una fase tormentata di instabilità economica, prima, e di declino, poi.

Dalla metà degli anni Settanta l’azione della Cassa si disperdeva, sotto la pressione di spinte localistiche, in una torsione politica di natura assistenziale, volta prevalentemente a trasferimenti di reddito e gestione del consenso. Alla sua liquidazione nel 1993 seguiva, alla fine degli anni Novanta, la cosiddetta “Nuova Programmazione” che, esaltando le politiche su base locale, ha finito – al di là delle buone intenzioni – per avallare l’utilizzo incoerente dei fondi nazionali ed europei, fino a cristallizzare l’incapacità di spendere le risorse destinate ai territori meridionali, confinando il Sud in un ventennio improduttivo, caratterizzato da sprechi e abbandono.

Dopo la crisi del 2007-2014, seguita da un breve ma significativo risveglio del Mezzogiorno e delle politiche di sviluppo nel triennio seguente, gli effetti disastrosi della pandemia hanno colpito l’apparato produttivo, soprattutto nelle regioni più dotate del Nord, mentre un Sud già debole e distante dal resto del Paese rischia di incontrare maggiori difficoltà a rialzarsi e riprendere il suo cammino. Perciò, appare ormai necessaria una profonda innovazione di sistema.

L’Unione Europea, proprio nel momento della sua prova più difficile, ha smentito chi proclamava la fine del sogno dell’integrazione comunitaria e ha ripreso la direzione di una forza di equilibrio e di progresso, grazie alla scelta di un intervento finanziario massiccio attraverso il Next Generation EU, per risollevare le economie nazionali, a cominciare da quelle più esposte agli effetti del Covid-19. In questo contesto, l’Italia deve avere il coraggio di perseguire un progetto unitario per affrontare la “questione nazionale” del Mezzogiorno, come la chiamava Giuseppe Galasso, fondando la sua ripresa e resilienza sui cardini della metamorfosi digitale, della transizione ambientale e dell’economia verde, che rappresentano gli obiettivi principali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

I fattori di sviluppo del Mezzogiorno sono costituiti sia dagli investimenti pubblici in infrastrutture, sanità, formazione e ricerca, sia dagli investimenti privati nell’industria, nei servizi, nelle attività produttive, con l’obiettivo di rafforzare il tessuto economico, aumentare il tasso di innovazione, determinare un salto di qualità nella produttività di sistema. Lo strumento di questa strategia non può essere costituito dalla riproposizione pura e semplice di un’esperienza come quella della Cassa per il Mezzogiorno, irripetibile per i cambiamenti intervenuti nell’assetto istituzionale del Paese, nella sua configurazione produttiva e nei conseguenti obiettivi di una politica di sviluppo. Tuttavia, la fase migliore di quell’esperienza testimonia l’importanza che riveste la capacità di semplificare, unificare e coordinare – attraverso una cabina di regia nazionale e un sistema di governance efficace nell’esecuzione concreta degli interventi – i diversi livelli istituzionali e i troppi enti che si occupano di Sud, investimenti e coesione.

Va ripresa, perciò, la parte migliore della lezione della Cassa, protesa verso una dimensione nazionale ed europea, combattendo una chiusura solipsistica e un rivendicazionismo inconcludente, che hanno danneggiato le regioni meridionali, e accettando la sfida di un Mezzogiorno sempre più integrato nelle politiche italiane e comunitarie. Solo così sarà possibile scongiurare il rischio di un’involuzione, che è sempre presente, indipendentemente dalle pur rilevanti risorse che al Sud vengono riservate (il 40% del PNRR). Per la riuscita del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è necessario puntare soprattutto sulla qualità della progettazione e sulla capacità di spesa dei fondi europei, superando antichi vizi del Mezzogiorno e, spesso, dell’Italia nel suo complesso. Al Governo spetta la responsabilità delle scelte e della loro attuazione, al Paese quella di non perdere questa formidabile occasione.

Il volume, introdotto da una nota di posizionamento dell’Associazione Merita – Meridione Italia e da una bella citazione di Giuseppe Galasso, si divide in due parti, seguendo l’impostazione del Convegno. Dopo le presentazioni di Claudio De Vincenti, Gianfranco Nicoletti e Maria Ciocia, la prima parte, con il titolo “Alba e tramonto dell’intervento straordinario. Lezioni per l’oggi”, è dedicata alla storia della Cassa per il Mezzogiorno: aperta da un ricordo di Alfonso Ruffo, vede l’introduzione di Giuseppe Coco, seguita dagli interventi, nell’ordine, di Sergio Zoppi, Leandra D’Antone, Alessandro Pajno, Stefano Palermo, Massimo Deandreis, Mario Mustilli e Anna Finocchiaro, con le conclusioni di Gerardo Bianco.

La seconda parte, dal titolo “Dalla Cassa per il Mezzogiorno al Recovery Fund: politiche innovative per il Sud”, è dedicata al ruolo del Sud nel quadro del PNRR: aperta dagli spunti per il confronto forniti da Enzo D’Errico e Federico Monga, vede l’introduzione di Amedeo Lepore, seguita dagli interventi di Domenico Arcuri, Giovanni Gorno Tempini, Claudio De Vincenti, Elisa Ferreira e Paolo Gentiloni Silveri, con le conclusioni dell’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

La lettura del volume rende chiaro come il contributo che si è inteso apportare alla riflessione sull’esperienza della Cassa per il Mezzogiorno non sia stato improntato solo a una ricostruzione in chiave storico economica, basata su una metodologia evolutiva e comparativa, per effettuare l’analisi di quelle vicende di fondamentale importanza per lo sviluppo economico del dopoguerra. Da queste pagine emerge l’idea di volgere lo sguardo al presente e di intrecciare uno spaccato essenziale della storia del Paese con gli aspetti di stretta attualità della ripresa dopo una grave crisi e una pandemia, spesso paragonata nei suoi effetti ai colpi inferti da un conflitto bellico all’economia e alla società di una nazione.

Il nuovo governo, presieduto da Mario Draghi, sta guidando questa fase complessa e ricca di speranze, fornendo una rinnovata credibilità internazionale all’Italia e avviando un tragitto di riforme e investimenti, in grado di prefigurare il futuro. L’augurio è che il rilancio italiano non si limiti solo a un momentaneo rimbalzo, ma che l’impegno lungimirante delle istituzioni pubbliche e una ripresa di fiducia di lunga lena da parte delle forze sociali e produttive possano favorire un cambiamento “straordinario” e di ampia durata dell’Italia e del Mezzogiorno, come accadde negli anni migliori della Cassa. Questo libro sta a testimoniarlo.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.