Natalità ai minimi e popolazione in contrazione
Il calo demografico in Cina è entrato in una fase strutturale e rapida. Nel 2025 il tasso di natalità è sceso a circa 5,6 nati per mille abitanti, il valore più basso dall’istituzione della Repubblica Popolare nel 1949, mentre la popolazione è diminuita per il quarto anno consecutivo di circa 3,4 milioni di persone, attestandosi intorno a 1,405 miliardi. Per un’economia costruita per decenni sul dividendo demografico, la transizione verso una società più anziana e numericamente in contrazione è ormai il dossier strategico prioritario di Pechino.
La fine del “gigante” demografico
Oggi la Cina registra il livello di nascite più basso dalla fondazione dello Stato, con meno di 8 milioni di neonati in un anno, contro i quasi 18 milioni del 2016. Il saldo naturale è negativo: nel 2025 la popolazione è scesa di circa 3,39 milioni, il peggior calo in termini assoluti dagli anni della grande carestia. Non si tratta di un episodio, ma di un trend di lungo periodo: la popolazione è tornata sui livelli del 2017 e, dal 2020 al 2025, il numero di donne in età fertile si è ridotto di circa 16 milioni, restringendo la base potenziale delle nascite. Sul fronte opposto, i decessi hanno superato 11 milioni in un anno, accentuando lo sbilanciamento verso gli anziani.
Oltre il figlio unico: fattori economici e culturali
L’eredità della politica del figlio unico, durata oltre trent’anni, ha compresso le generazioni successive e inciso sulle norme sociali. L’abolizione del limite, prima con i due figli e poi con i tre figli, non ha prodotto un rimbalzo. Pesano fattori economici e culturali: costi di abitazione, istruzione e cura dei figli nelle grandi città, precarietà percepita e difficoltà del mercato del lavoro giovanile. In particolare, le donne, più istruite e presenti nel lavoro, percepiscono un forte costo di rinuncia in termini di carriera e reddito, rinviando matrimonio e maternità o rinunciandovi.
Matrimoni in calo e urbanizzazione
Un ulteriore elemento è il crollo dei matrimoni, ai minimi storici, in linea con una tendenza diffusa in Asia orientale. In Cina il fenomeno è aggravato da urbanizzazione accelerata, individualizzazione dei progetti di vita e scetticismo verso modelli familiari tradizionali percepiti come opprimenti.
Le risposte di Pechino: incentivi, welfare e tecnologia
Negli ultimi anni la leadership ha smantellato l’impianto restrittivo e introdotto incentivi alle nascite, spostando la retorica dalla quantità alla qualità del capitale umano. Dal 2025 è attiva una sovvenzione nazionale di 3.600 yuan l’anno per ogni bambino nato dal 1° gennaio 2025 fino ai tre anni, affiancata da congedi parentali più lunghi e sperimentazioni locali su bonus e alloggi sovvenzionati. La portata degli aiuti resta però limitata rispetto al costo reale di crescere un figlio nelle aree urbane. Inoltre, dal 2026 è in vigore un’IVA del 13% su farmaci e dispositivi contraccettivi, misura che solleva interrogativi etici e pratici sulla sua efficacia e sulle conseguenze per la prevenzione sanitaria.
Dal dividendo demografico al “potere d’argento”
La contrazione della popolazione in età lavorativa deteriora il rapporto attivi/pensionati: entro il 2035 potrebbero esserci 2,6 persone in età lavorativa per ogni over 65, rispetto alle 4,3 del 2024, con pressioni su un sistema pensionistico già sottofinanziato e l’avvio di riforme sull’età pensionabile. Sul versante della crescita, meno nascite riducono una componente chiave della domanda interna. Nel 2025 le esportazioni hanno contribuito a circa un terzo dell’espansione del PIL, la quota più elevata dal 1997. La risposta politica tenta di rovesciare il paradigma promuovendo una silver economy: consumi e servizi per anziani, dal turismo al fitness, fino alle piattaforme digitali per over 60, indicati come nuova fonte di dinamismo del mercato interno.
Automazione e capitale umano
Sul piano macro, la strategia si intreccia con automazione, intelligenza artificiale e manifattura avanzata, ambiti in cui la Cina è già leader per installazioni di robot industriali e investimenti in AI. L’obiettivo è compensare la riduzione della forza lavoro e innalzare la produttività, spostando il modello di sviluppo verso settori ad alto valore aggiunto.
Un futuro incerto
Nonostante sussidi e misure simbolicamente forti, la crisi demografica evidenzia i limiti delle leve tradizionali: molte giovani coppie restano indifferenti agli incentivi. Nel medio termine, alcuni analisti ipotizzano un allentamento delle politiche migratorie per compensare la contrazione della forza lavoro, ipotesi politicamente delicata in un contesto di disoccupazione giovanile elevata. In parallelo, si profila un ulteriore innalzamento dell’età pensionabile e una maggiore pressione sul lavoro degli anziani. Nel lungo periodo, la Cina si avvicina al destino di economie asiatiche avanzate con fertilità sotto il livello di sostituzione; la sua specificità resta la rapidità della transizione, che trasforma il Paese in un laboratorio globale sulla gestione del declino demografico in un’economia ancora in sviluppo avanzato.








