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Christine Lagarde: “Contro l’inflazione non è più necessario agire con l’intensità precedente”

La Bce non ha bisogno di combattere l’inflazione con la stessa forza impiegata nel 2022-2023.

Lo ha sottolineato la presidente della Bce, Christine Lagarde, nel suo intervento in occasione dell’ECB Forum on Central Banking 2026 che si apre a Sintra.

Oggi non abbiamo più bisogno di ricorrere a strumenti non convenzionali, pur avendoli a nostra disposizione.

Possiamo ora concentrarci sulla stabilizzazione dell’inflazione ricorrendo ai nostri tassi di riferimento come strumento principale.

Possiamo apportare aggiustamenti misurati ai tassi, calibrati sugli shock che ci troviamo ad affrontare.

Non occorrono più forme complesse di indicazioni prospettiche.

Le nostre decisioni dipendono dai dati e sono assunte di volta in volta a ogni riunione.

La politica monetaria è ripartita dalle basi.

Alcuni hanno definito l’innalzamento dei tassi che abbiamo deciso a inizio mese un aumento precauzionale.

Non è una descrizione appropriata.

Siamo intervenuti a fronte di una prospettiva di rialzo dell’inflazione sia complessiva sia di fondo e di proiezioni indicanti un suo ritorno al 2% soltanto nell’ultimo trimestre del 2027, peraltro subordinatamente a un adeguamento della politica monetaria.

Ma pronti a intervenire di fronte a shock ampi e persistenti

La politica monetaria è oggi “in un territorio nuovo: se da un lato gli shock che allontanano l’inflazione dall’obiettivo sono più probabili, dall’altro la capacità di tenuta conseguita dall’Europa ne limita gli effetti sulla nostra economia”, ha spiegato la Lagarde.

Potremmo pertanto ritrovarci più spesso in una zona intermedia, fra shock nei confronti dei quali è possibile guardare oltre e shock a fronte dei quali è necessario reagire con forza.

Al tempo stesso, gli shock sono più difficili da interpretare e più inclini a rapidi cambiamenti di direzione.

Diventa pertanto essenziale calibrare adeguatamente la nostra risposta di politica monetaria.”, ha sottolineato.

Le aspettative di inflazione sono e resteranno sempre una parte fondamentale dei dati che teniamo sotto osservazione.

Qualsiasi segnale di disancoraggio delle aspettative a più lungo termine richiederà senza dubbio una risposta.

A fronte di shock ampi e persistenti, potrebbe essere opportuno reagire incisivamente ancor prima che si manifesti un disancoraggio.

Ma quando ci troviamo nella zona intermedia, affidarsi alle aspettative per calibrare la politica monetaria presenta svantaggi.

Aspettative stabili a più lungo termine possono potenzialmente indurre i responsabili delle politiche a ritardare la risposta a un’inflazione che è già superiore all’obiettivo e percepita da famiglie e imprese, anche quando le previsioni e i dati più recenti richiederebbero un intervento.

Per contro, se i responsabili delle politiche agiscono in vista di prevenire un futuro disancoraggio, non esiste un modo affidabile per valutare fino a che punto occorra spingere l’innalzamento dei tassi, né per sapere a posteriori se l’intervento preventivo sia stato eccessivo o del tutto necessario.

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