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Chiude il punto nascita di Isernia | L’analisi

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La chiusura del punto nascita di Isernia

Il Molise perde un altro presidio sanitario legato alla natalità. I commissari alla sanità regionale, Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo, hanno approvato il documento tecnico di riorganizzazione della rete dei punti nascita predisposto dall’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Il provvedimento dispone la chiusura del punto nascita dell’ospedale “Veneziale” di Isernia. Con questa decisione, nella regione resteranno attivi soltanto due punti nascita: quelli degli ospedali “Cardarelli” di Campobasso e “San Timoteo” di Termoli.

La riorganizzazione rientra nel Programma operativo 2026-2028 e conferma l’operatività dei due presidi secondo l’attuale configurazione organizzativa e funzionale.

Il nuovo centro maternità previsto a Isernia

Contestualmente alla chiusura del reparto nascita, il piano prevede l’attivazione, nello stesso ospedale di Isernia, di un centro di maternità.

Alla struttura sarà affidato il percorso prenatale, compresa nei casi selezionati la presenza dell’ostetrica a domicilio. È prevista inoltre la possibilità di ospitare in anticipo le gravidanze considerate a rischio presso l’ospedale di Campobasso.

Il documento stabilisce anche l’organizzazione del trasferimento protetto delle pazienti dal centro maternità di Isernia al punto nascita del “Cardarelli” di Campobasso.

Il sit-in davanti all’ospedale

La decisione ha provocato proteste e mobilitazioni nel territorio isernino.

Davanti all’ospedale di Isernia si è svolto un sit-in al quale hanno partecipato mamme in attesa, donne appena diventate madri e numerose nonne. La manifestazione è nata per contestare la chiusura del punto nascita prevista dal piano operativo sanitario approvato dai commissari.

Al momento, secondo quanto riferito durante la protesta, il punto nascita continua a funzionare regolarmente, in attesa delle disposizioni operative dell’Asrem.

Le testimonianze delle famiglie

Durante il presidio diverse donne hanno raccontato le proprie preoccupazioni per la perdita del servizio sanitario.

“Questa notizia ci riempie il cuore di gioia e ci fa sperare che possiamo ancora fare qualcosa. Il reparto funziona benissimo e non è giusto perdere un altro servizio”, ha dichiarato Anna, una neo mamma presente con il proprio bambino.

Francesca, in attesa di un figlio, ha spiegato: “Non abbiamo paura di nulla e siamo disposte anche a incatenarci qui”.

Tra i manifestanti erano presenti anche molte nonne. Una di loro, Angela, ha ricordato il legame generazionale con l’ospedale cittadino: “Io sono nata a Isernia, i miei figli sono nati a Isernia, alcuni dei miei nipoti sono nati qui e gli altri nipoti non potranno godere di questo diritto”.

Il sindaco Castrataro e il ricorso al Tar

La protesta si è svolta attorno alla tenda del sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che dal 26 dicembre scorso dorme davanti all’ospedale per denunciare i tagli alla sanità pubblica e le conseguenze sui cittadini.

Il primo cittadino ha annunciato la volontà di ricorrere al Tar contro il piano operativo sanitario.

“Andiamo avanti, ricorreremo al Tar per fermare il Pos”, ha dichiarato Castrataro.

Il sindaco ha inoltre collegato la chiusura del punto nascita al tema del calo demografico e dello spopolamento delle aree interne.

“Dietro ogni singolo parto non c’è solo qualcosa di sanitario, ma c’è il futuro di questa terra”, ha affermato, aggiungendo: “Per questo andremo avanti e faremo di tutto per portare a casa il risultato sperato”.

Sanità, natalità e crisi delle aree interne

La vicenda del punto nascita di Isernia si inserisce nel più ampio quadro della crisi demografica che interessa molte aree interne italiane.

La riduzione dei servizi sanitari, in particolare quelli legati alla maternità e alla natalità, si intreccia con il progressivo spopolamento dei territori e con il calo delle nascite.

Nel caso del Molise, la chiusura del reparto di Isernia lascia attivi soltanto due punti nascita in tutta la regione, concentrando ulteriormente i servizi sanitari e aumentando le distanze per molte famiglie.

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