Secondo quanto riportato dal primo bilancio di attività della nuova Procura europea, sono quasi 600 le indagini avviate, per un danno al bilancio dell’Unione europea «di 5,3 miliardi di euro», con la rilevazione del forte coinvolgimento della criminalità organizzata nelle frodi Iva transnazionali. A parlarne è Danilo Ceccarelli, viceprocuratore capo di Eppo e procuratore Ue per l’Italia.
Eppo (European Public Prosecutors Office), l’organismo indipendente dell’Ue al quale spetta di indagare e perseguire, di fronte ai Tribunali degli Stati membri, i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, ha inoltre rivelato come in Italia «è stato avviato il maggior numero di procedimenti, il 22% del totale e nelle indagini italiane è stato accertato il 35% del valore del danno economico all’Unione europea», spiega in un’intervista a Il Sole 24 Ore.
L’Italia è anche il Paese più coinvolto nei procedimenti transfrontalieri, oltre ad essere quello che ha effettuato il più alto numero di sequestri di proventi di reato: «La capacità delle forze investigative italiane di rilevare, identificare e indagare i fenomeni criminali non ha paragoni» sottolinea «abbiamo corpi di polizia specializzati nella lotta ai crimini economico-finanziari o a quelli dei cosiddetti “colletti bianchi”».
Negli altri Paesi «la specializzazione è più limitata». Nelle frodi Iva transnazionali «il coinvolgimento della criminalità organizzata è enorme, molto al di sopra delle attese». Sono reati «che consentono profitti altissimi, ma sono quasi invisibili: il cittadino non se ne accorge e non c’è allarme sociale anche se il danno economico alla collettività è molto elevato. Solo nei procedimenti partiti in Italia, l’Iva evasa è di circa 1,3 miliardi di euro».
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