Il calo dei giovani e l’impatto sulla capacità produttiva del Paese
Il calo demografico continua a incidere in modo diretto sulla struttura economica e produttiva del Paese.
Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, presentata in occasione del Forum di Villa Miani a Roma, l’Italia ha perso circa 9 milioni di giovani under 30 rispetto agli anni Ottanta.
Si tratta di una riduzione significativa della popolazione giovane, con effetti immediati sulla disponibilità di forza lavoro e sulla capacità di sviluppo del sistema economico.
Nel corso degli anni Ottanta, infatti, il Paese contava quasi 25 milioni di giovani sotto i 30 anni, mentre oggi il numero si è ridotto a circa 16 milioni.
Questa trasformazione demografica rappresenta uno degli elementi più rilevanti del fenomeno della denatalità, che condiziona la crescita economica e la competitività delle imprese.
In questo scenario, l’analisi evidenzia come la leva principale per contrastare il declino demografico e produttivo sia l’aumento della partecipazione femminile al lavoro.
Un allineamento ai livelli europei consentirebbe infatti circa 290mila occupate in più all’anno per il prossimo decennio, contribuendo a sostenere il mercato del lavoro e la crescita economica.
IL RUOLO DEL LAVORO E DELLE COMPETENZE NELLA CRESCITA ECONOMICA
Accanto alla riduzione della popolazione giovane, emerge con forza il tema della qualità del lavoro e delle competenze professionali.
Secondo il rapporto presentato da Confcommercio, le competenze crescono meno della domanda espressa dalle imprese, mentre l’obsolescenza professionale riduce la produttività e la capacità di adattamento del sistema economico.
In questo contesto, il terziario di mercato continua a rappresentare il principale motore dell’economia italiana.
Tra il 1995 e il 2025, il settore ha creato quasi 4 milioni di posti di lavoro, mentre nello stesso periodo si è registrato un calo dell’occupazione nell’industria e nella pubblica amministrazione.
Il modello competitivo del Paese si fonda sempre più sull’integrazione tra beni e servizi, indicata come “Sense of Italy”, che rappresenta la principale domanda internazionale verso l’Italia.
Tuttavia, questo sistema economico presenta alcune criticità strutturali che incidono sulla produttività e sulla qualità del lavoro.
In particolare, il fenomeno del dumping contrattuale coinvolge nel terziario circa 154mila lavoratori, con contratti meno tutelanti e perdite economiche fino a 8mila euro annui, oltre all’assenza di strumenti di welfare adeguati.
L’INVERNO DEMOGRAFICO COME OSTACOLO ALLA CRESCITA ECONOMICA
Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha indicato con chiarezza il legame tra denatalità, lavoro e crescita economica.
Nel corso della conferenza stampa di apertura del Forum di Villa Miani, ha sottolineato come il quadro demografico rappresenti uno dei principali fattori di rallentamento dello sviluppo del Paese.
“Troppe tasse e troppa burocrazia continuano a frenare imprese, investimenti e crescita: alcuni recenti interventi vanno nella giusta direzione, ma non sono ancora sufficienti a cambiare passo”, ha dichiarato Sangalli.
Il presidente ha inoltre richiamato l’attenzione sul tema dell’inverno demografico, definendolo un problema strutturale per l’economia italiana.
“Il secondo grande problema strutturale è la ‘glaciazione’ demografica: negli anni Ottanta avevamo quasi 25 milioni di giovani sotto i 30 anni, oggi sono circa 16 milioni.
Senza lavoro, competenze e capitale umano, la crescita diventa un miraggio e questo si riflette direttamente sul lavoro: le imprese fanno fatica a trovare persone, ma soprattutto a trovare le competenze giuste.
Ed è un rischio che è destinato a crescere nei prossimi anni”, ha affermato.
DENATALITÀ, LAVORO E PRODUTTIVITÀ: UNA SFIDA STRUTTURALE PER IL SISTEMA ECONOMICO
Il quadro delineato dall’analisi di Confcommercio evidenzia come la riduzione della popolazione giovane e l’invecchiamento demografico rappresentino una sfida strutturale per l’economia italiana.
La diminuzione degli under 30 incide sulla disponibilità di forza lavoro, sulla produttività e sulla sostenibilità dei sistemi economici e sociali.
Allo stesso tempo, la difficoltà nel reperire competenze adeguate conferma l’importanza di politiche orientate alla formazione, all’occupazione e alla valorizzazione del capitale umano.
In questo contesto, il fenomeno della denatalità si conferma uno dei fattori principali che influenzeranno la crescita economica e la competitività del Paese nei prossimi anni.








