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Carlo Sangalli (presidente Confcommercio): «Abbiamo perso un milione mezzo di posti di lavoro, crisi drammatica senza precedenti»

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Quasi 130 miliardi di consumi andati in fumo, un milione e mezzo di posti di lavoro persi, una riduzione di quasi il 10% del valore aggiunto.

Il settore terziario italiano è stato pienamente travolto da una crisi senza precedenti, dopo un 2020 traumatico. Un segnale chiaro lanciato dal rapporto dell’Ufficio studi Confcommercio “La prima grande crisi del terziario di mercato”, che rende necessario l’intervento della politica al fine di avere più sostegni per un settore, senza il quale è a rischio il rilancio di tutto il paese.

Per la prima volta dopo 25 anni di crescita ininterrotta, la quota di valore aggiunto del terziario ha subito una flessione del 9,6% rispetto al 2019. A subirne particolarmente i danni, i settori del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti arrivati a perdere complessivamente il 13,2% di valore aggiunto, con i picchi più alti per la filiera turistica (-40,1% per i servizi di alloggio e ristorazione), seguita dalle attività artistiche, di intrattenimento e divertimento (-27%) e dai trasporti (-17,1%). Mentre contiene le perdite il commercio (-7,3%), grazie alla tenuta del dettaglio alimentare.

Pesante anche l’impatto sui consumi di abbigliamento e calzature, trasporti, ricreazione, spettacoli e cultura e alberghi e pubblici esercizi, con una perdita di spesa particolarmente concentrata in quattro settori (l’83%, pari a circa 107 miliardi).

In termini di posti di lavoro, la crisi dei servizi di mercato ha cancellato 1,5 milioni di posti di lavoro, su una flessione complessiva di 2,5 milioni, per un settore che aveva creato, tra il 1995 e il 2019, quasi 3 milioni di nuovi posti di lavoro. In particolare, secondo il rapporto, in quei 25 anni l’agricoltura aveva perso 433mila posti di lavoro, l’industria 877mila, mentre l’area Confcommercio ne aveva guadagnati 2,9 milioni, «determinando l’intera crescita dell’occupazione del sistema economico (+1,5 milioni circa)». A cambiare è anche l’evoluzione delle imprese per forma giuridica, evidenzia il rapporto: negli ultimi 10 anni si è registrato un progressivo e costante spostamento dal modello di ditta individuale a quello di società di capitali rivelando una trasformazione del terziario di mercato da un grande comparto di piccole e piccolissime imprese a un grande comparto costituito sempre più da imprese piccole e medie. Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, commentando i dati, sottolinea la necessità di un rapido intervento.

«Per la prima volta nella storia economica del nostro Paese il terziario di mercato subisce una flessione drammaticamente pesante. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza dedichi maggiore attenzione e maggiori risorse a sostegno del terziario perché senza queste imprese non c’è ricostruzione, non c’è rilancio».

Ed è alta anche la preoccupazione dell’Unione Nazionale Consumatori. «Se per alcuni settori, come abbigliamento e calzature, con la fine del lockdown è atteso un logico e consistente rimbalzo, per altri, come trasporti, ricreazione, alberghi e cultura, non si potranno riprendere i miliardi persi durante la pandemia». A pesare sarà anche il crollo del reddito disponibile delle famiglie (-2,8% pari a 32 miliardi nel 2020), fanno notare i consumatori, che chiedono quindi «una riforma fiscale che ridia capacità di spesa ai ceti meno abbienti»

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