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Carlo Galli (storico): «Attenti, il No al Green Pass è come l’astensionismo elettorale. E’ uno sciopero di cittadinanza, un collasso del legale sociale»

Carlo Galli, storico e docente di Dottrine Politiche all’Università di Bologna cerca di analizzare i motivi ‘profondi’ della ribellione al green pass (e al vaccino): “Fra le molte risposte, alcune superficiali e offensive, che sono state date – scrive – non si è sottolineato abbastanza che al fondo di questa ondata di disobbedienza (all’obbligo del Green Pass) e di rifiuto (della sollecitazione vaccinale che gli è implicita) c’è la delegittimazione della sfera pubblica, ovvero la sfiducia dei singoli tanto verso lo Stato quanto verso ogni istituzione sociale portatrice di autorità (ad esempio, di autorità scientifica)”.

“È in realtà una sfiducia verso tutto e verso tutti che fa il paio, pur senza coincidervi, con l’astensionismo elettorale: è uno sciopero della cittadinanza, un collasso del legame sociale e della lealtà politica verso le istituzioni, che va preso sul serio per almeno due motivi”.

“In primo luogo – scrive nel suo editoriale per il quotidiano la Repubblica – perché è il segno di una ferita nella carne della nazione che può facilmente essere infettata, lo si è visto, da tutti gli agenti patogeni (in senso politico) che sono in circolazione”.

“In secondo luogo perché si tratta di una involuzione e non di una evoluzione della nostra vita civile”.

“Non siamo davanti al ritorno del conflitto politico dopo anni di conformismo. In quella che sembra una manifestazione (eccessiva) di attività politica c’è in realtà la passività e la disperazione del cattivo individualismo, c’è la solitudine spaventata e reattiva di chi si sente in un vicolo cieco e non sa più che cosa fare se non sfogare una rabbia sterile in una battaglia priva di strategia e di obiettivi, in una ribellione inconcludente”.

“I partiti, soprattutto quelli che si dicono portatori delle esigenze di cambiamento politico e sociale, fanno malissimo ad assecondare queste pulsioni di piazza, strumentalmente alla ricerca di voti che probabilmente non verranno”.

“Quello di cui questo Paese ha bisogno — e a cui una politica dignitosa dovrebbe sforzarsi di contribuire, se ne fosse in grado — è alzare lo sguardo oltre il presente più immediato, e cercare l’apertura d’orizzonte che viene dopo la fine dell’emergenza”.

“E, anziché procedere in una ribellione improduttiva, impegnarsi per fini sociali e politici che possono essere perseguiti — oltre che attraverso la negoziazione dentro le istituzioni — anche con il conflitto, legittimo e fisiologico in una democrazia che non voglia lacerarsi e deperire sul sì o il no a un vaccino o a un lasciapassare. C’è molto altro da pensare e da fare”.

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