L’accademico e filosofo Carlo Galli parla del concetto di “responsabilità”, centrale in questa fase di progressivo ritorno alla normalità post-Covid.
«Quando si è assunto, con un rischio calcolato, la responsabilità della graduale riapertura, il governo Draghi ha onorato l’essenza del proprio mandato: portare l’Italia fuori dal Covid attraverso una momentanea sospensione del conflitto politico. Alla responsabilità del governo doveva corrispondere una responsabilità dei partiti, che dovevano astenersi dall’enfatizzare le ragioni della contrapposizione».
«Dire che questa responsabilità è stata piena e convinta sarebbe improprio. Ma una rottura della maggioranza non dovrebbe essere all’ordine del giorno, per quanto il semestre bianco, ormai in arrivo, possa costituire una tentazione per riposizionamenti in chiave pre-elettorale» scrive su Repubblica.
«Un ostacolo all’esercizio della responsabilità sta nel fatto che i partiti si sentono in dovere di interpretare le istanze contrapposte di vari settori della società. La contrapposizione fra destra e sinistra si è arricchita di una nuova sfumatura: l’enfatizzazione o la minimizzazione dei rischi del contagio (o del vaccino), la propensione più o meno accentuata al rispetto delle norme».
«E qui si giunge al terzo livello di responsabilità, quella dei cittadini. A questi, e alle Regioni, si chiede fortemente un ultimo sforzo per completare l’immunizzazione degli over 60. Il che significa che agli italiani non si chiedono sacrifici e rinunce: si tratta piuttosto di rispondere alla domanda se valga più il godimento incontrollato della libertà o se non sia meglio affrontare un’ultima fatica per approdare a una stabile normalità».
«Così, se al governo è toccato l’uso responsabile della propria autorità, se ai partiti si chiede il calcolo responsabile delle rispettive utilità, ai cittadini è demandato l’esercizio responsabile della libertà. Con una parola un po’ fuori moda nell’epoca dei diritti ciascuno è ancora chiamato alla serietà di un dovere verso il Paese».
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