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Alessandro Carabelli (direttore gruppo Cog-Uk): «La variante Delta dilaga»

Il coronavirus nell’uomo non ha ancora finito di mettersi comodo. «Non è molto che ha compiuto il salto di specie. Si sta ancora adattando, per questo vediamo che muta e diventa più contagioso». Alessandro Carabelli, 38 anni, è un ricercatore italiano originario di Bergamo. Dirige uno dei gruppi del consorzio inglese Cog-Uk che monitora le mutazioni del coronavirus, ed è intervistato da Elena Dusi su Repubblica.

Cosa vedete nelle vostre mappe?

«Un aumento della contagiosità. L’indice R0, che indica la capacità di diffusione di un virus in assenza di misure di contenimento, era intorno a 2,5 per il ceppo di Wuhan. La variante Alfa, quella che chiamavamo inglese, era salita tra 4 e 5. La Delta oggi è fra 5 e 7. È un fenomeno che ci aspettiamo, l’abbiamo visto anche con Ebola e vari ceppi di influenza. Quando un virus approda in una nuova specie non si trova mai in una condizione ideale. Deve adattarsi, e l’aumento della contagiosità è un aspetto importante della sua evoluzione».

Ma quando si fermerà?

«Non lo sappiamo. Quel che potrebbe accadere è che le mutazioni che conferiscono maggiore contagiosità si sommino a quelle che conferiscono la capacità di sfuggire al sistema immunitario. Delta sembra presentare alta contagiosità e un certo grado di immunoevasione, ma dobbiamo monitorare anche altre varianti che potrebbero avere caratteristiche simili, se non peggiori. Una variante al momento limitata comincia a comparire in Campania e Umbria».

In Gran Bretagna la variante Delta ha acceso molti focolai nelle scuole. A settembre avremo un rientro complicato?

«Non si può escludere. A giugno in Gran Bretagna le scuole hanno registrato molte infezioni, sia con la variante Alfa che con la Delta. A scuola pesano due fattori: la mancanza di vaccinazioni fra i ragazzi e la maggior contagiosità della Delta».

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