Secondo Bill Gates, non sarà questa pandemia a convincere il mondo a cambiare la propria coscienza, ma ne servirà un’altra. E se Walter Ricciardi sembra essere d’accordo, Ilaria Capua condivide solo la prima metà dell’assunto: «Ho la certezza che un’altra pandemia ci sarà» dice partecipando insieme al consigliere del ministero della Salute all’evento “Un’agenda per la salute” al Festival dell’Economia di Trento, «Ma un’altra pandemia non ce la possiamo permettere». È per questo che secondo l’infettivologa, direttrice del Centro di eccellenza One Health all’Università della Florida, il cambiamento ci deve essere ora e subito.
«Un’altra pandemia ci sarà, perché finché c’è vita ci saranno i virus» spiega Ricciardi «Il problema è che il virus lo fa l’ecosistema, la pandemia la fa l’uomo, a causa della globalizzazione e della velocità di movimento dei nostri tempi. L’altra certezza è che un’altra pandemia non ce la possiamo permettere, ed è per questo che parliamo di resilienza: salute e sicurezza vanno insieme».
Ma quali paradigmi vanno cambiati per far sì che quello che è accaduto con il coronavirus non si ripete col prossimo virus vagante? Ricciardi parte dall’universale per scendere al particolarismo, sottolineando la necessità di un organismo sovranazionale che gestisca un possibile futura emergenze, e ammettendo che in questo «l’Unione Europea sta facendo passi da gigante sul finanziamento, sulla consapevolezza, sulla creazione di agenzie apposite: è l’organismo in cui più di tutti i Paesi hanno accettato di cedere sovranità, lo stanziamento è veramente importante.»
Non così si può dire dell’Italia, che pure è ben dentro questo processo, ma al cui interno sconta invece il conflitto di poteri tra Stato e regioni: oggi, affonda, «la Sanità italiana è gestita come i condomìni, non vi è nemmeno la pubblicità delle riunioni Stato-Regioni, tutti vogliono decidere e pensate cosa succede quando tanti soldi da investire. Siamo in una amministrazione condominiale». Non la stessa cosa si può dire al momento ragionando a livello globale: «Siamo a un festival di economia» spiega Ricciardi «e allora lasciatemi dire che la riduzione della povertà è uno dei principali modi di prevenzione delle pandemia: lo stiamo facendo? Io non credo. Abbiamo un’Oms che è finanziato come il solo ospedale di Toronto.»
Anche Capua è d’accordo sulla creazione di una struttura sovranazionale, «che possa avere mano libera, la responsabilità e la potenzialità di intervenire almeno quando capitano emergenze di questo tipo». Soprattutto perché «il vulnus più grande della crisi del coronavirus è stato questo negazionismo istituzionale, il fatto che non ci ha creduto nessuno che potesse accadere quello che è accaduto». Ma la ricercatrice italiana chiede alle istituzioni di andare anche oltre, già alla prossima emergenza: «dobbiamo iniziare a investire oggi nella tecnologia che ci permetterà di avere vaccini che siano stabili a temperatura ambiente, che in questo modo possano essere spediti ovunque nel mondo. Noi oggi facciamo ancora vaccini come li faceva Pasteur.»








