In un momento di emergenza, come quello che stiamo vivendo, il Paese ha bisogno di una guida salda e sicura. Lo sostiene Stefano Cappellini, rivolgendo un invito alla responsabilità a tutti i partiti. «Sebbene il quadro italiano sia ancora rassicurante se paragonato alle statistiche di altri Paesi europei, è inutile illudersi sulla possibilità che l’Italia resti immune alla quarta ondata».
«Anche il governo ne sta prendendo atto. Distratti dalle elezioni amministrative e impegnati in un rebus quirinalizio per ora senza soluzione» sottolinea l’editorialista «i partiti si sono fin qui concentrati su altro e anche il governo ha negli ultimi tempi in parte ri-orientato la sua azione. Ma non c’è azione che abbia senso se il Paese riprecipita nell’incubo dello stop forzato, seppure parziale o limitato ad alcune zone. Anche per Mario Draghi è un ritorno al febbraio scorso», scrive su Repubblica.
«Il presidente del Consiglio, insediatosi a Palazzo Chigi quando ancora era vaccinata una quota molto bassa di popolazione, si trova di fronte all’evidenza che delle due emergenze ufficialmente alla base della nascita del suo esecutivo di unità nazionale — la battaglia contro il Covid e la gestione dei fondi europei per la ricostruzione del Paese — né l’una né l’altra può considerarsi estinta per compiuta missione. Inutile girarci intorno: è inevitabile che il dovere di portarle a termine entrambe abbia un effetto politico in vista della scadenza del voto per eleggere il nuovo presidente della Repubblica».
«Difficile immaginare che Draghi si sposti al Quirinale senza che sia chiaro come e quando l’Italia potrà darsi un altro governo, sia che questo avvenga con la formazione di un nuovo esecutivo in questa legislatura, operazione sulla quale in questo momento può mostrarsi ottimista solo un illusionista, e a maggior ragione con il ritorno al voto, che porta con sé mesi di campagna elettorale e magari altri di composizione della nuova coalizione di maggioranza».
«Servirebbe subito una riflessione condivisa, vorrei dire unanime, di tutti i partiti sulla necessità di progettare in modo ordinato e organico la gestione delle prossime scadenze istituzionali. Anche perché l’unica cosa che non è lecito accada è che il governo proroghi lo stato di emergenza anti-Covid, come la situazione richiede, e la politica sia così incoerente e irresponsabile da aggiungerne un’altra, di emergenza, cioè un Paese senza guida sicura e stabile in una fase ancora così pericolosa».
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